Il Prof mette in scena un’altra commedia sul lavoro (sperando che nessuno ricordi la prima)

Da qualche settimana non si assisteva più alla beatificazione di Monti, l’uomo dei miracoli, il vero unto dal Signore. La sua “salita” in politica l’aveva fatto tornare tra i comuni mortali, alle prese con le candidature e le liti con i partiti della coalizione, i nomi da mettere in lista e quelli da cancellare frettolosamente. Poi, nel giorno della convention, sono tornate le trombe: la mega-intervista al Corriere della Sera, la frase sugli “incapaci” che vuole spazzare via e soprattutto le “grandi” idee per il futuro. In primis, la riforma Fornero a cui vorrebbe cambiare volto. Tra fortini e tribù, il capo apache ha deciso, a suo dire “per non dissipare i sacrifici fatti dagli italiani”. E tutti, grandi giornali e tiggì, a fargli da megafono. Ma i torni non contano. Al momento della riforma sul lavoro, che adottò come figlia prediletta, Monti disse che era il meglio che si potesse fare e sulla graticola ci finì chiunque aveva osato criticarla. In primis il centrodestra, che disse chiaro e tondo che quella riforma non avrebbe risolto i problemi occupazionali ma li avrebbe accentuati. Monti, invece (e in troppi lo stanno dimenticando), disse che si trattava – testuali parole – di una riforma “di rilievo storico per l’Italia”, “rivoluzionaria”, “una riforma capace di realizzare un mercato del lavoro inclusivo e dinamico”. La stessa Fornero specificò che la riforma avrebbe dato “più occupazione”. La stessa sceneggiata che abbiamo visto sulle pensioni, secondo Monti “una svolta considerata in tutto il mondo una punta di avanguardia dell’economia e della società italiana”. Sappiamo tutti come sono andate le cose: la riforma delle pensioni ha avuto tanti buchi, come quello degli esodati; e la riforma del lavoro ha prodotto una disoccupazione record. Ora Monti torna alla carica e, come se nulla fosse, mette sul tavolo nuove proposte (destinate, in caso di accordo con Bersani, a finire nel dimenticatoio), finge di non ricordare cosa aveva detto ai tempi della Fornero e i risultati negativi prodotti dal suo governo. Se avesse ascoltato quelli che oggi definisce “incapaci”, avrebbe commesso meno errori. Non fece né la rivoluzione francese, né quella di ottobre e neppure la marcia su Roma. E – con l’armata branca-zemolone che si ritrova – nonostante la beatificazione metterebbe in scena solo una nuova commedia. Naturalmente presentata come la migliore di tutti i tempi, nella speranza che qualcuno gli creda.