Il Pdl prepara la proposta choc per rilanciare l’economia e annuncia tagli agli sprechi per 80 miliardi

In attesa della misteriosa “proposta choc” in campo economico, così come è stata annunciata l’entourage di Berlusconi (qualcosa di simile all’abolizione dell’Ici, promessa e mantenuta?) si svelano i punti essenziali del programma del centrodestra.

Berlusconi aveva già annunciato che, in caso di vittoria, si ritaglierebbe il ruolo di superministro dell’Ecoomia. In questo caso, potrebbe toccare la «macchina dello Stato, che ci costa troppo, circa 800 miliardi». I tagli alle spese sarebbero del dieci per cento quindi con una manovra da 80 miliardi, che però poi porterebbero ad un taglio delle tasse. Cifre che farebbero impallidire la spending review.

In particolare, così come spiegato al Corriere della Sera da Renato Brunetta, il Pdl punta a ridurre il livello della tassazione di cinque punti di Pil nell’arco della legislatura (uno all’anno, pari a 16 miliardi), e intende trovare la copertura – cioè gli 80 miliardi di entrate che verrebbero a mancare – per metà grazie a un’operazione massiccia sul debito pubblico, da ridurre di 400 miliardi in cinque anni attraverso cessioni del patrimonio publico, e per metà attraverso tagli alla spesa e un accordo con la Svizzera per tassare i patrimoni italiani nella Confederazione. In particolare il programma prevede la riduzione della tassazione diretta «di almeno 16 miliardi di euro» l’anno a partire dal 2013. Si tratta dell’uno per cento del Prodotto interno lordo:  l’obiettivo è di portare il carico fiscale al 44% del Pil quest’anno e al 40% a fine legislatura. Nel 2013, metà della riduzione delle tasse per le famiglie verrebbe dall’abolizione dell’Imu sulla prima casa (4 miliardi) e per metà dalla maggiorazione delle detrazioni fiscali per i familiari a carico. Negli anni successivi, il Pdl introdurrebbe il Quoziente familiare, che dovrebbe comportare per le famiglie un abbassamento della pressione fiscale nell’ordine di otto miliardi all’anno. Di certo, secondo Brunetta, dopo i dati del Fondo Monetario Internazionale sul Pil a -1% nel 2013,  5 volte peggio rispetto alle stime del governo Monti, «ne deriva ineludibilmente la necessità di una nuova manovra correttiva per 10-16 miliardi di euro già nella primavera di quest’anno. Ma il ministro dimissionario Grilli, così come il premier Monti continuano a negarne l’esigenza».