Il Pd è rimasto “orfano”. Non gli resta che… Schulz

Alla ricerca disperata di un leader di sinistra o presunta sinistra che li “battezzi”. In questa campagna elettorale, come nelle precedenti, il Pd ha questo chiodo fisso, anche se cerca di non darlo a vedere. Tutti i riferimenti europei e americani sono venuti meno, non c’è stagione in cui la sinistra non tiri fuori dal cilindro un nome nuovo, lo corteggi, lo esalti e poi debba fare i conti con la delusione. L’ultima, in ordine cronologico, gli è stata rifilata da Obama. O meglio, dai democratici. Che hanno lanciato la proposta di inviare gli agenti nelle scuole per evitare nuovi episodi di violenza. Il Pd non ha commentato, meglio il silenzio visto che qui da noi si è opposto persino alla presenza dei militari in alcune zone pericolose delle città. Pochi mesi fa lo choc di Hollande: quando sconfisse Sarkozy alle presidenziali, Bersani & C. brindarono con lo champagne. Poi il crollo, dopo le pessime performance in Francia del “compagno” François. Prima ancora era stata la volta di Zapatero, considerato un rivoluzionario alla Che Guevara fino alla rovinosa (e vergognosa) caduta del suo governo. Ma, andando ancora più indietro, tutti ricordano la passione per Blair, il mito, l’uomo che doveva incarnare la figura di “capo” dell’Ulivo mondiale. Con lui, a Londra, gli esponenti del Pd se la videro maluccio, furono considerati gregari. L’incantesimo si ruppe definitivamente quando lo stesso Blair strinse uno stretto rapporto politico con Berlusconi. Un tradimento. Qualcuno poi ricorda Kerry? Era il candidato alla Casa Bianca. Il buon Fassino arrivò a dire che con lui il mondo sarebbe cambiato. Ma andò negli Usa a omaggiarlo e si ritrovò nel loggione, trattato come un invitato di serie b. Alla fine, togli qui e togli là, il Pd si è ritrovato senza “compagni di viaggio” che contano. Ma che dite, c’è il presidente del Parlamento europeo, è una garanzia, nato e cresciuto con l’antiberlusconismo. Vero. Al Pd non gli resta che… Schulz.