Il “partito delle banche” in soccorso del Monte Paschi

All’indomani della bufera sulla banca del Pd, l’imperativo categorico dei grandi quotidiani, quasi tutti controllati direttamente o indirettamente dai colossi creditizi del Paese, è sminuire, minimizzare, depistare e buttarla in caciara. Dal Corriere alla Stampa alla stessa Repubblica, nella carta stampata l’intreccio dell’azionariato di controllo non sfugge alla rete bancaria e negli articoli questo spirito di “corpo” emerge chiaramente. Capita così che se anche se nei bilanci del Monte dei Paschi di Siena, da sempre feudo rosso, ci sia una voragine da far paura,  i giornali sinistrorsi cerchino un appiglio per mescolare le carte e per creare confusione. E per ironia della sorte a finire sul banco degli imputati non è il Pd, ma il centrodestra e Ingroia accusati di voler strumentare il caso e addirittura viene tirato in ballo Berlusconi. Cominciamo con il Corriere della Sera che oggi titola “Il Monte dei Paschi diventa un caso un politico”. Nel contesto generale dell’articolo il passaggio più “sottile”: «Sul dissesto del Monte – si legge – si sta consumando una guerra che con i bilanci in realtà non ha molto a che fare, ma che dai disastri di Mps prende spunto per regolare i conti. È una guerra tutta politica. Così come quelle bolognesi sono “cooperative rosse” il Monte era “la banca rossa”… E nel pieno della campagna elettorale il collegamento è scattato in un attimo. Visto che i soldi per il salvataggio, 3,9 miliardi di “Monti bond”, sono stati stanziati dal governo in carica, nel mirino sono finiti Pierluigi Bersani e Monti». Massimo Giannini in prima pagina su la Repubblica parla «di una bomba incendiaria che deflagra in campagna elettorale, e che una destra ipocrita e disperata prova a scagliare contro una sinistra sbigottita e imbarazzata». Il quotidiano diretto da Ezio Mauro a pagina 4  tira in ballo persino l’Opus Dei e la massoneria lasciando intravedere che lo scandalo sui derivati non riguarda solo l’Mps ma anche altri istituti. Il titolo è tutto un programma: “È il collasso del Sistema Siena tra Pd, Opus Dei e massoneria, ma sui derivati a rischio altre banche”. Poi l’intervista di rito a Fassina responsabile economico del Pd che scarica Mussari: «Le responsabilità? Della banca. Il Pd o altri non c’entrano nulla». E che dire de La Stampa, che sempre sulla linea giustificazionista intervista Massimo D’Alema («Il presidente del Monte lo abbiamo cambiato proprio noi») e dà voce a Massimo Mucchetti, giornalista economico de l’Espresso e del Corriere della Sera e ora “neofita della politica che il Pd candida al Senato in Lombardia”: la responsabilità oggettiva del Pd esiste? «Non la vedo. Se ci sono responsabilità queste sono dei singoli soggetti…». E dulcis in fundo anche l’Unità, che per dovere d’ufficio titola: “La banca nel tritacarne della campagna elettorale” e il riferimento va al centrodestra e ad Ingroia che si sono «concentrati su quei 3,9 miliardi di Monti bond che la banca ha dovuto acquistare per poter rispondere ai requisiti di stabilità. Peccato che Monti bond non siano altro che i Tremonti bond varati dal governo Berlusconi…».