Il monito di Krugman: il calo dei tassi non basta, ora i governi guardino alla società che soffre

Segnali positivi di uscita dalla crisi ci sono, ma negli Stati Uniti. Invece in Europa… Il monito giunge dal premio Nobel per l’economia Paul Krugman che, intervistato oggi da La Stampa, spiega che il quadro Usa è stabilizzato mentre per i paesi Ue c’è il rischio concreto della depressione dietro l’angolo se i governi non afronteranno subito l’emergenza della crescita e della disoccupazione. “Negli Usa – dice Krugman – adesso ci sono segnali di ripresa concreti, dovuti al naturale ciclo economico e al fatto che il governo non ha combinato troppi guai… il nostro settore bancario è stato risanato, le aziende siedono su enormi profitti che non investono, e anche Wall Street celebra. Ci sono gli elementi per la ripresa, anche se la situazione resta molto dura, soprattutto per i quattro milioni di persone disoccupate da oltre un anno”. Sull’Europa al contrario si addensano ancora nubi. Qui il settore finanziario “si è stabilizzato e gli interessi stellari che venivano pagati da alcuni paesi sui propri titoli di stato sono effettivamente scesi. Questo – spiega Krugman – è avvenuto perché la Banca cenrale europea ha detto chiaramente che avrebbe comprato i bond di tali Paesi in difficoltà”. Ma è sull’economia rale che i governi devono adesso incidere: in Grecia la disoccupazione giovanile è al 60% e la Gran Bretagna “che ha scelto la via dell’austerità, sta scivolando di nuovo nella recessione”. È la politica ad essere a rischio, conclude Krugman, quando nella società c’è troppa sofferenza.