Il funerale brigatista divide lo schieramento di Ingroia

Lo schieramento guidato da Ingroia, già sotto pressione per lo strappo con il Pd, va in fibrillazione anche per un altro tema: quello dei nostalgici del comunismo e delle loro inopportune parate. Il caso è esploso per la scelta degli esponenti di Rifondazione Alberto Ferrigno (coordinatore reggiano del partito di Ferrero) e Claudio Grasso (ex deputato) di partecipare sabato scorso ai funerali di Prospero Gallinari tra pugni chiusi e canti dell’Internazionale intonati a fianco di ex Br come Renato Curcio e Barbara Balzerani. Ma il reducismo ha virato ben oltre la nostalgia, spingendosi a celebrare le gesta di quella che il manifesto ha chiamato la “generazione più cara e infelice”. È risuonato lo slogan “Le nostre idee non moriranno mai”. Quali? L’ideale socialista o quello brigatista? A polemizzare però non è stato il centrodestra, o non solo. La rimpatriata rivoluzionaria ha indignato la consigliera regionale dell’Emilia Romagna dell’Idv Liana Barvati che ha parlato di partecipazione inopportuna. L’Idv, se non si fa chiarezza su questi argomenti, minaccia di uscire da Rivoluzione civile. Una minaccia che non fa breccia, però,  nella cordata degli arancioni. Non solo il segretario Paolo Ferrero ha difeso Claudio Grassi (“Lui e Gallinari si conoscevano da una vita”), ma anche il grillino Giovanni Favia ha parlato di polemica “ridicola”: “Non si può discutere un gesto umano”. E che ne pensano i familiari delle vittime? Sabina Rossa, figlia del sindacalista ucciso dalle Br nel ’79 ed ex parlamentare Pd, intervistata dal Messaggero dichiara di non essere affatto sconvolta: “Vedere Scalzone e Curcio che inneggiano a certi valori mi ha fatto pensare a una foto in bianco e nero. Un’immagine superata, sono idee morte e sepolte”. Ma vicino ai reduci c’erano i giovani, per lo più attivisti dei centri sociali. Quale effetto può avere su di loro la mitizzazione degli anni di piombo e della violenza politica? Dovrebbero chiederselo, per primi, quegli esponenti politici che sono sempre pronti a scorgere all’orizzonte i fantasmi del fascismo ritornante e non si accorgono di non avere fatto i conti fino in fondo con i loro “cattivi maestri”.