Il film del Prof? Ridateci la corazzata Potemkin…

Il calendario delle ricorrenze ci dice che il grande cineasta russo Sergej Mikhajlovic Ejzenstejn nasceva proprio il 23 gennaio del 1898. Maestro fondatore della scuola dei formalisti, genio innovatore che rivoluzionò il linguaggio cinematografico proponendo un uso choc del montaggio, tutti lo conoscono soprattutto per la celebre sequenza del cineforum aziendale di Fantozzi che, al grido de «la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca», ammutinò la proiezione e liberò generazioni di spettatori che per decenni si erano tenuti dentro quell’inconfessabile pensiero. Eppure, a ben vedere Ejzenstejn, al di là di sublimazioni critiche e rivisitazioni satiriche, non ha offerto il fianco solo alla comicità di Paolo Villaggio: in realtà, come sempre accade rileggendo con la lente del “poi” le lezioni epocali lasciate in eredità dai maestri dell’arte, la sua rivoluzione formale applicata al cinema si adatta – fino a combaciare perfettamente – alla cifra estetico-politica adottata dall’ex premier Monti. Così, come i formalisti russi teorizzarono il primato della forma nelle arti, formalizzando il dogma spettacolare per cui nella ricerca della perfezione formale andava sacrificato il significato delle opere, anche per il tecnopremier uscente il diktat imprescindibile è stato: non importano contenuto e conseguenze dei provvedimenti, l’essenziale è risanare e ripulire i conti, con buona pace di contribuenti e piccoli imprenditori immolati sull’altare di una fantomatica crescita, mai realizzata e, ad oggi, smentita anche dall’ultimo deludente rapporto Istat appena pubblicato. Monti, insomma, sulla rotta teorica dei rivoluzionari russi, ha calibrato la bussola politica sulla scia del sacrifico, ma decisamente meno teorico. E come Ejzenstejn e i formalisti russi si affidavano al modello della mossa del cavallo negli scacchi, che è sempre angolare, trasversale, imprevedibile, anche Monti e i ministri tecnici  hanno scelto di spiazzare – anche se non proprio con la stessa spettacolarità – gli italiani, declinando alla regola del rigore pressione fiscale e sobrietà riformista. Risultato: nel film di Monti i titoli di coda hanno chiuso con gli italiani più poveri, disoccupati e infelici: speriamo non ci sia un sequel. Nel caso… ridateci la corazzata Potemkin.