Il Duce irrompe nella campagna elettorale

La campagna elettorale, con l’uscita di Silvio Berlusconi su Mussolini, è tornata indietro nel tempo. Non a dieci anni fa, non a venti, ma addirittura a più di mezzo secolo fa. Anziché parlare di tasse e senza lavoro, di Europa e di sovranità nazionale, si discute della dittatura del Ventennio e anche i giornali stranieri prestano un’insolita attenzione al dibattito italiano. Per El Pais quella di Berlusconi non è una gaffe, ma un’uscita calcolata pensando a un certo elettorato. Sui siti di Le Monde e Liberation si riferisce il giudizio del Cavaliere mentre il Jerusalem Post è polemico nel dare conto della notizia: “Berlusconi difende Mussolini nel giorno della Memoria”. Lo stesso titolo scelto da Der Spiegel. The Independent e The Telegraph riferiscono della bufera che si è scatenata per le parole di Berlusconi.

Ampio risalto anche sulla stampa italiana al giudizio, peraltro non nuovo, dato dal leader Pdl su Benito Mussolini. E alcuni commentatori ci vedono, maliziosamente, una strizzatina d’occhio ai voti della destra più intransigente, contesi da Storace e La Russa (il quale ha detto che Berlusconi, dopo le parole sul Duce, dovrebbe iscriversi a Fratelli d’Italia). Maurizio Gasparri, intervistato dall’Huffington Post, non prende le distanze dal Cavaliere ma invita a pensare a cose più serie tipo la vinceda Monteapschi. E, incalzato sul fascismo, risponde: “Vogliamo negare che abbia bonificato una vasta area malsana come quella dell’Agro Pontino? O che abbia introdotto la previdenza obbligatoria? O che sia stato un aiuto per per le madri di famiglia che in quegli anni si trovavano in difficoltà?”. E conclude invitando a non strumentalizzare le uscite di Berlusconi, uomo “diretto e sincero”. Gaetano Quagliariello non vede scandalo nelle affermazioni fatte da Belrusconi: “Basta leggere non dico De Felice ma Pennacchi per capire che il fascismo ebbe aspetti di consenso di massa che nessuno tra gli storici ormai nega”. Anche per lo scrittore Giordano Bruno Guerri solo chi non sa nulla di storia può spingersi a negare che il regime di Mussolini abbia fatto anche cose positive mentre un altro storico, Franco Cardini, preferirebbe che la materia venisse sottratta alle demagogie elettorali: “L’uomo non ricorda nulla, ricostruisce di continuo, ammoniva Luciene Febvre. La storia è razionalizzazione critica della memoria. Non è materia per giochi elettorali né per giudizi-slogan”.