Il caso Albertini fa tornare il gelo tra il Pd e Monti. In Fli polemiche per le liste

Il Pd tiene aperta la porta a Mario Monti per una “collaborazione” dopo le elezioni e la circostanza aggiunge una freccia all’arco della propaganda di Berlusconi che dice: o votate me o votate la sinistra, visto che Monti alla fine farà da stampella a Bersani. Il segretario dei democratici vorrebbe però stanare il professore dalla sua equidistanza e mostra di non gradire l’ultima mossa di Monti, cioè la candidatura, ormai certa, di Gabriele Albertini al Senato che rischia di togliere “le castagne dal fuoco di Berlusconi” e di rendere ancora più in salita l’impresa del Pd di ottenere il premio di maggioranza a Palazzo Madama. Del resto i segnali di Monti per un’intesa post voto non sono affatto incoraggianti: “È prematuro parlare delle alleanze, io non faccio la stampella di nessuno ma il Pd chiarisca che vuole”. Secondo i sondaggi il Pd potrebbe riuscire ad eleggere 400 parlamentari. Una carica di eletti che, però, potrebbero non bastare per arrivare a Palazzo Chigi: i deputati, secondo i calcoli, dovrebbero essere circa 280 e i senatori 120 che però, pur sommati a quelli di Sel, non sarebbero sufficienti a raggiungere la maggioranza di 158.  Albertini conferma del resto che al Pd non saranno fatti favori: «Ben venga l’azzoppamento – dice – noi siamo per il governo Monti non per il governo Bersani». Dopo le aperture, dunque, arrivano gli attriti. «In politica- avverte Bersani – tante ne dici e tante ne senti dire e quindi adesso c’è il diritto nostro di rispondere ad accuse false». A cominciare dalla critica del Prof contro la sinistra contraria alla crescita: «Quando andammo via nel 2001 si cresceva al 3.4%, noi non siamo nemici della crescita, anzì abbiamo qualche idea sull’argomento». Il premier uscente, però, dal canto suo, non sembra intenzionato ad incassare: «In campagna elettorale dobbiamo concentrarci sui problemi e solo successivamente verranno le alleanze. Noi del nostro movimento spieghiamo bene cosa vogliamo fare e lo faccia anche il Pd». In un ruolo defilato si pongono Fini e Casini i quali chiedono voti perché, affermano, sono stati decisivi per la caduta di Berlusconi. Per Casini il terzo polo ha avuto un ruolo straordinario nell’aprire la strada a Monti quando «tanti furbi opinionisti ossequiavano Berlusconi» (il riferimento è all’ex direttore del Tempo Mario Sechi). Fini ripete più o meno la stessa cosa: spera che gli italiani si ricorderanno al momento del voto del suo dito alzato contro il cavaliere, schiera la sua squadra per il Senato (Della Vedova, Bongiorno, Consolo, Ruben e Baldassarri) e annuncia che sarà capolista alla Camera in tutte le circoscrizioni. Ma le liste Fli, ancora non ufficiali, lasciano sul campo defezioni (il consigliere regionale Francesco Pasquali) e qualche malcontento. Su Affaritaliani.it si parla di fuga dei circoli Fli di Roma per protesta contro la candidatura di Flavia Perina, che sulla sua pagina Fb smentisce: «E’ ovvio che le persone escluse dalle candidature migliori si arrabbino meno ovvio che calunnino le persone o inventino bugie…».