I progressisti double face e i nuovi Robin Hood

Negli Usa Barack Obama vince la sfida fiscale, e mantenendo le promesse fatte in campagna elettorale, impone l’aumento delle tasse ai super ricconi d’oltreoceano. In Francia, invece, i ricchi proprio non si vogliono arrendere, e forti della bocciatura arrivata nei giorni scorsi dalla Corte costituzionale, che ha bloccato l’imposta del 75% per i redditi sopra il milione di euro, invocano la rivolta sociale e l’esilio patrimoniale. Ma nel braccio di ferro fiscale, tra richieste di asilo politico-finanziario e linea governativa dura, il viceministro all’Economia con delega ai consumi, Benoit Hamon, non retrocede di un passo e annuncia: «la misura sarà rimessa sul tavolo e in un modo o nell’altro troverà una sua traduzione nella prossima finanziaria». Ma la mannaia socialista di Hollande scopre il fianco del benpensantismo progressista double face, tipico di una certa sinistra pronta a invocare la giustizia sociale, ma solo se dispensata da proprie iniziative legislative. Come dimenticare, infatti, il putiferio che si scatenò in casa nostra nel corso dell’ultimo governo Berlusconi, cavalcato dai vari schieramenti populisti e progressisti in campo, contro la supertassa che avrebbe colpito dirigenti con compensi a sei zeri, calciatori e altri blasonati colleghi di redditometro, tassando i quali si sarebbero maturati i proventi equivalenti a un’intera finanziaria? Ieri da noi, nel centro del mirino finirono i super-ricconi alla Ibrahimovic e il mondo dei paperoni del calcio e del jet set; oggi, sotto la lente del prelievo fiscale d’oltralpe finiscono Depardieu in fuga dalle imposte “socialiste” e in cerca di paradisi tributari. Ma quali scudi di leverebbero domani se nell’obiettivo di una supertassazione finisse la platea abbiente italiana, popolata da istrioni arruolati dal think tank radical chic, da ex stelle dello spettacolo assurte al rango di nuovi guru del pensiero politico, e assi dello sport? Chi può dirlo. Per ora, dopo l’esperienza dei tecnici al governo capitanati da Mario Monti, le uniche vittime colpite da una feroce imposizione fiscale sono stati i ceti medi: una categoria di contribuenti che si è vista svuotare le tasche e diminuire il potere d’acquisto senza conquistare nuovi passaporti, salire su ribalte dorate o usufruire di assist da serie A.