I cattolici e il montismo: i dubbi di monsignor Negri

Nel quadro movimentato della politica italiana il montismo si è inserito come nuova categoria, considerata persino alternativa alle vecchie etichette destra-sinistra. Ma come declinare questo nuovo concentrato post-ideologico che è stato definito “radicalismo di centro”? Sul “Foglio” Giuliano Ferrara ha fornito una definizione convincente del montismo, scrivendo che si tratta dell’adesione, “oltre le tentazioni populiste e antipolitiche” “al governo dell’innovazione e delle riforme dell’economia sociale di mercato”. Ed è proprio su questo punto che si concentrano gli interrogativi più forti, soprattutto dopo il pronunciamento del Vaticano e di Bagnasco in favore dell’autorevole figura dell’ex premier. Un endorsement contestato da monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara, che sulla “Stampa” nega indicazioni di voto della Chiesa a favore di Monti e spiega: “Non c’è traccia di temi etici nella sua Agenda e quindi mi chiedo come si possa parlare di appoggio della Chiesa a Monti in assenza di un suo esplicito impegno sulle questioni di fede fondamentali”. Quindi monsignor Negri elenca i valori non negoziabili sui quali sarebbe il caso che Monti si esprimesse con chiarezza: matrimonio uomo-donna, libertà di educazione, salvaguardia della sacralità della vita dal concepimento al suo termine naturale, sussidiarietà. “Ecco il banco di prova…”. Un banco di prova rispetto al quale tuttavia i partiti hanno dimostrato che posizioni monolitiche non esistono perché sui temi della bioetica c’è ormai una trasversalità che attraversa tanto la destra che la sinistra e dunque anche il centro montiano non potrà esserne immune, al punto che a sostegno del professore troviamo cattolici come Olivero e Riccardi e radicali come Della Vedova. Eppure la distante neutralità di Monti dai temi etici viene considerata e analizzata come un solco tra il senso comune dei cattolici e il montismo. Lo conferma Luigi Amicone, direttore di “Tempi”: “Questo non dire nulla di Monti sulla dottrina cattolica non soddisfa molto, appellarsi alla libertà di coscienza secondo lo standard inglese non è certo il massimo. Che ne pensa Monti del fine vita? Non lo sappiamo, eppure per un cattolico si tratta di un argomento importante. L’endorsement della Chiesa io lo leggo come riconoscimento che c’è una proposta politica nuova che non è da disprezzare perché la figura di Monti è autorevole. Ma quali sono i candidati che avranno il compito di tradurre in pratica il montismo? Ecco un altro aspetto da non sottovalutare. Monti deve uscire dalla genericità  – continua Amicone – se lo slogan è dire che ce lo chiede l’Europa allora i cattolici devono sapere che l’Europa ci chiede anche di essere in linea con il politacally correct. Come si applica tutto ciò alla specifica tradizione italiana?”. Ma non basta: c’è poi tutto il discorso della revisione del welfare. Il montismo vuole aggiornarlo o intende superarlo del tutto? Anche su questo i cattolici, eredi di una tradizione di solidarietà che risale all’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, non possono restare indifferenti. La solidarietà quanto pesa nell’agenda Monti? “Attenzione – avverte Amicone – c’è chi parla di solidarietà a senso unico, come la Fiom e la Cgil, una solidarietà che si applica solo a chi è sindacalizzato ed esclude i giovani non garantiti da un contratto e c’è una solidarietà che non coincide con lo statalismo ma difende la libertà d’iniziativa, il volontariato, la sussidiarietà. A questo tipo di solidarietà i cattolici sono di certo più sensibili”.