Giro di vite di Pechino sul Tibet: un altro giovane si brucia in piazza

Non si ferma la protesta dei tibetani contro l’occupazione militare cinese nella loro patria. Un tibetano si è dato fuoco per protestare contro il controllo cinese del Tibet, portando a 97 il numero di questi atti estremi dal febbraio 2009. È il secondo caso registrato da inizio 2013. Tsering Phuntsok, 28 anni, si è dato fuoco nella provincia sud occidentale cinese del Sichuan. Il giovane ha prima urlato slogan a favore del Tibet libero e del ritorno del Dalai Lama, poi, davanti alla stazione di polizia di Marthang, si è dato fuoco ed è morto sul colpo nonostante l’intervento degli agenti. I poliziotti hanno preso il corpo del giovane e lo hanno portato presumibilmente a Barkham, ma non si hanno notizie precise al riguardo. I monaci del monastero di Amchok si sono riuniti in preghiera per Phuntsok, che era sposato e aveva due figli, chiedendo agli agenti la restituzione del corpo.  Le foto e i video dell’immolazione, stanno circolando ora su internet, mentre tutta l’area è sotto stretto controllo delle autorità che hanno anche bloccato le comunicazioni cellulari e internet. Il 12 gennaio, nella città di Achok, nella prefettura di Kanlho (Gannan per i cinesi), nella provincia cinese del Gansu, un altro giovane si era dato fuoco. Solo l’anno scorso erano state 82 le immolazioni per il Tibet, nell’anno con il più alto numero di vittime per questo tipo di proteste. Sin dalla Rivoluzione culturale il regime comunista cinese tentò di distruggere i simboli e l’identità tibetana, giungendo a perseguitare i monaci e a vandalizzare i conventi. Recentemente invece  vi sono stati anche dei restauri alle opere buddiste. Quello che è certo è che Pechino ha attuato un giro di vite sulle libertà dei tibetani. Non possono facilmente entrare e uscire dal loro Paese e chiunque detenga una bandiera tibrtana rischia una lunga detenzione per separatismo. La Cina inoltre sta deportando altre etnie in Tibet per distruggere l’identità di questo antico popolo. Sarebbero 7 milioni e mezzo i cinesi importati negli ultimi anni in Tibet a fronte di 6 milioni di tibetani. Inoltre la grande ferrovia del Qingzang che collega Lhasa a Pechino in 40 ore faciliterà l’immigrazione di altri cinesi da tutta la Cina.