Fratelli d’Italia difende il nome “patriottico”: nessuno può metterlo in discussione

E il nome della formazione di La Russa, Meloni e Crosetto “Fratelli d’Italia” diventa un problema. Perché qualcuno lo rivendica? No, perché non piace ai leghisti. Un disagio di cui si è fatto interprete Roberto Maroni, non appena siglato l’accordo con il Pdl per portare la Lombardia in mani “padane”. «Quel nome – ha sancito Bobo – ricalca troppo l’inno di Mameli, o lo cambiano o non ho intenzione di allearmi con loro». Affermazioni che avrebbe pronunciato nel corso del consiglio federale della Lega in cui si è parlato dell’intesa con Berlusconi. Non sembra voler prendere sul serio un diktat tanto assurdo Ignazio La Russa: «Sarà uno scherzo – dice – in ogni caso la nostra eventuale candidata Viviana Beccalossi non ha annunciato di rinunciare alla corsa. Ma se non vogliamo rischiare di far vincere la sinistra, confido nell’intelligenza di Maroni e Bossi…». Se le scintille con la Lega per ora non divampano in un vero e proprio incendio è con Gianfranco Fini che si accende un botta e risposta che fa comprendere il solco ormai scavato tra le varie componenti un tempo unite in una stessa famiglia politica. Dice Fini a proposito di Fratelli d’Italia: «Giudicheranno gli elettori, ma non credo convincerà molto chi votava An questo tentativo di prendere le distanze da Berlusconi e poi farci un’alleanza. Mi sembra un po’ dire ‘quasi mi vergogno, ma che bisogna fare per campare’…”. Gli ha replicato Massimo Corsaro, uscito dal Pdl per sostenere Fratelli d’Italia: «Distruggere due grandi partiti, l’Msi prima e An dopo, rinnegare ideali e valori di una vita per accreditarsi nei salotti buoni come icona radical-laicista della sinistra e ora baciapile degli euroburocrati. Ma che altro vuoi fare compagno Fini per campare?». E da parte di altri parlamentari schierati con FdI è una levata di scudi in difesa del nome scelto che, fanno notare Fabio Rampelli, Marco Marsilio e Alessandra Gallone, simboleggia l’unità nazionale. Le alleanze, aggiungono, si basino sui programmi e non sui nomi dei partiti.