Fisco? Consoliamoci, in Russia pignorano perfino le bambole gonfiabili…

Chi si lamenta per le cartelle esattoriali che Equitalia ha cinicamente spedito a cavallo di Natale e Capodanno, quasi fossero cartoline di auguri, può consolarsi guardando ad altri paesi in cui il sistema di riscossione delle pendenze fiscali non guarda in faccia a nessuno, ma proprio a nessuno. Neanche alle bambole gonfiabili.  Il titolare di un sexy shop, in Siberia, è stato costretto a offrire agli esattori le sue amate modelle di gomma e silicone a compensazione del proprio debito: 90mila rubli, pari a 2250 euro, più o meno mille euro e passa per ogni sensualissima bambola utilizzata per la ricerca del piacere da uomini che non amano troppo il corteggiamento. Una soluzione sempre più praticata dagli amanti del fetish, anche alla luce del boom della chirurgia estetica che rende sempre più difficile distinguere il materiale umano da quello plastificato. L’episodio, come riferisce l’agenzia Tass, è accaduto nella città siberiana di Cità, ai confini con la Mongolia, nota per aver ospitato a lungo nella sua prigione l’ex patron del colosso petrolofero Yukos, Mikhail Khodorkovski. La vicenda siberiana è un caso limite che fa sorridere, ma forse è utile anche per fare una riflessione sulla quesitone dei pignoramenti fiscali, su cui tanti italiani, in questi mesi di crisi nera, sono costretti a cimentarsi per immobili e beni di prima necessità. In Spagna, per esempio, le banche hanno optato per una moratoria dei pignoramenti, con uno stop di due anni, nella speranza che dopo il prossimo biennio la situazione economica generale migliori. Un’idea che anche in Italia si sta facendo strada, anche alla luce delle difficoltà di sostenere l’onere di prestiti e mutui derivante dall’inarrestabile crollo del mercato occupazionale. Che in Italia peggiora sempre, come in Siberia, anche nel settore dei sexy shop.