Faida di Scampia, preso boss della camorra

Un duro colpo è stato inferto alla camorra con l’arresto, giovedì notte, del boss latitante Antonio Mennetta, 28 anni, considerato il capo del potente clan dei cosiddetti “girati”, facente capo alle famiglie Vanella-Grassi, ritenuto responsabile con l’altro clan dei cosiddetti “scissionisti”, facente capo alle famiglie Abete-Abbinante, della seconda faida di Scampia. La polizia lo ha scovato in una villa di Scafati, al confine tra le province di Napoli e Salerno. Il boss era già stato arrestato nello scorso mese di luglio ma scarcerato dopo appena un paio di giorni: i carabinieri lo sorpresero in una abitazione alla periferia di Napoli dove si era recato per incontrare moglie e figli e gli notificarono un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per violazione delle prescrizioni sulla sorveglianza speciale. Il gip però valutò non sufficienti gli elementi a suo carico e lo rimise in libertà. Lo scorso mese di settembre il boss fu colpito da ordine di carcerazione per associazione a delinquere ed omicidio. «Sono Antonio Mennetta»: queste sono state le sue prime parole agli agenti. Il blitz è scattato alle 3 di giovedì notte. La villetta, dove si nascondeva, è stata circondata e l’intera area comprendente numerose abitazioni simili è stata interamente circoscritta dalla polizia. Nell’abitazione c’erano anche due pregiudicati la cui posizione è all’esame degli investigatori. Secondo le dichiarazioni di pentiti, è stato Mennetta a scatenare la guerra per il controllo dello spaccio di droga nell’area nord della città, volendo allargare il giro d’affari del suo gruppo. Subito dopo la morte di Pasquale Romano, il 29enne ucciso per errore in ottobre, si svolse a Napoli un vertice degli inquirenti nell’ambito del quale si decise il rafforzamento del controllo del territorio a Scampia e furono individuati cinque latitanti legati alla faida: Marco Di Lauro, Mariano Abete, Mariano Riccio, Rosario Guarino e lo stesso Mennetta. Nei mesi scorsi sono stati catturati Abete e Guarino, mentre Di Lauro e Riccio sono ancora latitanti.