Due o tre cose da sapere prima di insultare Minzolini…

Addio Scajola, saluti a Cosentino, niente Dell’Utri. Agli antiberlusconiani non resta che attaccarsi ad Augusto Minzolini candidato in Senato per il Pdl in Liguria subito dopo il Cavaliere. Minzolini (ribattezzato, con eleganza tutta stalinista, Scodinzolini) ha sul groppone un paio di accuse pesanti, granitiche, inattaccabili. La prima? Aver fatto crollare gli ascolti del Tg1. Poi scopri che il suo successore, Alberto Maccari, ha fatto molto peggio, in più occasioni. Ragion per cui è stato sostituito dai vertici Rai con Mario Orfeo (che in fatto di ascolti non sta facendo meglio). Un esempio del tracollo degli ascolti? Il disastro della rete ammiraglia nell’ultima settimana di novembre. «Non è mai successo che il telegiornale del primo canale della tivù pubblica sia stato battuto dal primo Tg di Mediaset 6 volte su 7 nell’arco di poco tempo», ha commentato Minzolini, «e per giunta con distacchi evidenti. Mi chiedo come mai tutta l’informazione italiana non racconti questo fatto. Quando c’ero io alla guida del Tg1, bastava un sorpasso di mezzo punto per finire in prima pagina su tutti i giornali».

Passi per gli ascolti, ma vuoi mettere la faziosità di Minzolini? Appunto. Un direttore del Tg1 che concede troppo spazio al presidente del Consiglio. Quando mai è successo? Sempre. Anche adesso, se vi fidate dell’Agcom. Il 10 gennaio l’organismo di controllo ha richiamato il Tg diretto da Mario Orfeo perché nell’ultimo mese si è registrata «una sovraesposizione del presidente del Consiglio in qualità di soggetto politico». Insomma, il direttore del Tg1 (nominato dal Cda montiano) dà troppa importanza a Monti. Ma anche in questo caso nessuno si è indignato.

Sì, va bene, ma vuoi mettere quella brutta storia sulle carte di credito? Brutta, vero. Minzolini è sotto processo e oggi si è difeso davanti ai giudici della sesta sezione del tribunale incaricati di giudicarlo per le spese, ammontanti a 65mila euro, poi restituiti da Minzolini, fatte, per pranzi e cene, con la carta di credito aziendale in 18 mesi. Dopo aver indicato che il compenso lordo pattuito era di 540mila euro lordi, il «cinque percento inferiore a quello del mio predecessore», Minzolini ha aggiunto che l’accordo prevedeva la sua rinuncia alla collaborazione con Panorama (33mila euro l’anno). «Per 18 mesi – ha sottolineato l’ex direttore – nessuno ha obiettato sulle spese da me sostenute per i miei rapporti con le fonti. Poi, improvvisamente, è venuto fuori che la cosa non era contemplata. L’errore del dg Mauro Masi – ha concluso – è stato quello di non difendere le scelte che aveva fatto». Vuoi vedere anche in questo caso l’unica colpa del diretto interessato è stata quella di essere berlusconiano?