Di Pietro perso nel labirinto di Dedalo

Antonio Di Pietro si è perso all’interno del labirinto di Dedalo. Ha fatto di tutto lui, ha brindato nel giorno delle dimissioni di Berlusconi, ha pensato di conquistare il mondo ed è rimasto isolato. E ora cerca disperatamente un filo di Arianna per uscire dall’impasse. L’obiettivo è quello di strappare uno straccio di alleanza al Pd: dopo gli attacchi ai suoi ex alleati dei giorni scorsi, ci ripensa e fa un passo indietro chiedendo fervidamente ai democratici «di venire con noi». Una richiesta assurda che denota come il leader dell’Idv abbia perso il senso della realtà e delle proporzioni. Non solo, detta persino le condizioni, neanche fosse il leader di un partito popolare di massa. Per lui l’alleanza è possibile «fino all’ultimo giorno utile», oppure anche dopo le elezioni purché il Pd «non faccia accordi con il governo dei banchieri, ma squadra con noi». Un po’ troppo per un leader di un partito ridotto all’osso e in totale disfacimento. L’accordo con il Pd, auspica Di Pietro,  potrebbe arrivare anche per lo «scherzetto che hanno fatto a Bersani che ha votato per 50 volte la fiducia a Monti il quale aveva detto che mai e poi mai avrebbe fatto campagna contro altri». Lui, che è ormai fuori da tutti i giochi arriva anche a ironizzare e a definire Bersani «cornuto e mazziato» perché, a suo dire, «Monti si è candidato per non consentire al centrosinistra, bersaniano o occhettiano non ricordo come si chiama, di vincere le elezioni a Camera e Senato». Ma dal Pd, com’è facile prevedere, non arrivano segnali. Peraltro, Di Pietro è anche molto svantaggiato perché con la fuoriuscita dal partito di Massimo Donadi e di Nello Formisano, che si sono portati via un bel po’ di voti dipietristi, il Pd non ha né fretta né tanto meno l’esigenza di dover prestare attenzione ai suoi appelli. Di Pietro può attendere nel labirinto in cui si è cacciato.