Crisi del mattone: prezzi in calo del 5,4%

Il calo dei prezzi delle case prosegue e a passo sempre più svelto: tra luglio e settembre, rispetto allo scorso anno, le quotazioni sono diminuite del 3,2%, il ribasso più forte almeno dall’inizio del 2011. Il calo riguarda esclusivamente le abitazioni già esistenti, non più di prima mano, che nel terzo trimestre hanno registrato un tonfo del 5,4% su base annua. Per le nuove unità residenziali, invece, il segno è ancora positivo (+1,9%), ma in netta frenata a confronto con i precedenti rialzi. Insomma, dai numeri dell’Istat arriva un’ulteriore certificazione dello stato di crisi del mattone. Al crollo delle compravendite fanno seguito gli sconti al metro quadro, di certo convenienti per gli interessati ad acquistare. Ma una stagione di saldi dà da pensare a coloro già in possesso di un’abitazione, alle famiglie proprietarie che nel Paese sono la stragrande maggioranza, quasi l’80%, attente alla tenuta della ricchezza immobiliare nelle loro mani. E, stando ai recenti dati, riportati nel ‘Rapporto Immobiliare 2012′ (Agenzia territorio-Abi), si parte da un valore medio di 1.584 euro al metro quadrato. D’altra parte il tracollo delle compravendite non poteva lasciare indifferenti le quotazioni. Stando agli ultimi dati dell’Agenzia del territorio, sempre nel terzo trimestre del 2012 gli affari conclusi sul mercato residenziale sono scesi del26,8%, con il numero degli scambi a un livello che riporta l’Italia indietro, agli anni Ottanta. Un profondo rosso che risente della forte contrazione subita dai mutui. Quindi bisogna anche considerare che per far ridurre un po’ le quotazioni ci sono volute delle vere e proprie voragini che hanno toccato principalmente gli alloggi esistenti, con le nuove case che hanno iniziato a cedere qualcosa solo nel terzo trimestre, registrando il primo calo congiunturale (-0,2%) dal 2010. Una piccola flessione ma significativa, visto che le abitazioni appena uscite dai cantieri scontano i costi di realizzazione propri dei nuovi fabbricati, dalla manodopera ai materiali.

Per Federconsumatori e Adusbef, nonostante i cali, i prezzi restano comunque “ancora troppo alti” per ridare fiato al mercato. Secondo i loro calcoli, infatti, “per l’acquisto di un appartamento-tipo (di 90 metri quadri in una zona semicentrale
di una grande area metropolitana) si è passati dai 15 anni di stipendio necessari nel 2001 ai 18,4 anni nel 2012”. Il Codacons, invece, punta il dito contro Imu e spread: “Le famiglie sull’orlo del fallimento e tassate dall’Imu vogliono vendere le loro case, ma per le stesse ragioni non trovano chi le vuole comperare. Inevitabile, quindi, che siano costretti a svenderle”. Sull’ipotesi di una bolla speculativa arriva il commento secco dell’Ance, l’associazione dei costruttori: “In questo quadro drammatico, caratterizzato dal crollo dei mutui alle famiglie, incertezza economica e Imu, sperare nel disastro della bolla immobiliare significa minare la tenuta sociale del Paese, garantita da sempre in Italia dalla casa di proprietà”.