Consumi affossati dalla cura dei tecnici: mai così male dagli anni Novanta

Non ci voleva Keynes per capire che la cura-Monti avrebbe prodotto soltanto depressione. E alla fine tutti i nodi vengono al pettine. In particolare preoccupa il calo vertiginoso dei consumi. Allarme dalle categorie: i dati dell’Istat sulle vendite al dettaglio sono la «conferma della forte crisi del mercato interno italiano: negli ultimi cinque anni siamo riusciti a fare peggio solo nel 2009, anno di massimo impatto della recessione mondiale e per incontrare un altro calo di vendite altrettanto consistente di quello che dovrebbe registrarsi per il 2012 (-3%) bisogna giungere addirittura al 1993». È quanto afferma Confesercenti. La cosa che colpisce di più è che per la prima volta c’è stato un tracollo anche del settore alimentare, tracollo più che doppio rispetto al resto, secondo quanto calcolato. Dettaglianti, grande distribuzione alimentare, tutto giù. Resiste solo qualche discount. Per l’associazione degli esercenti «é necessario, oggi più che mai intervenire urgentemente per invertire la tendenza e interrompere la forte sofferenza del mercato interno, che non mette in crisi solo le aziende del commercio ma tutto il sistema delle Pmi e dell’impresa diffusa del nostro Paese: un sistema – sottolinea Confesercenti – che ha proprio nel mercato interno il suo riferimento principale, e che è responsabile della maggior parte dell’occupazione e del Pil dell’Italia». Secondo Confesercenti «nel commercio al dettaglio, l’attuale situazione sta portando a ritmi di chiusura impressionanti, con circa duecento aziende uscite dal mercato ogni giorno nell’ultimo anno. Si rischia la desertificazione delle città, e non solo per la perdita dei piccoli negozi, come peraltro testimoniano i dati di Unioncamere». A riguardo l’organizzazione avverte: «Se dovessimo continuare a percorrere la via dell’incremento della pressione fiscale e delle liberalizzazioni selvagge del commercio, che chiaramente non hanno avuto un effetto positivo sui consumi, andremmo dritti verso una catastrofe senza precedenti». Anche la Confcommercio denuncia la situazione: il ribasso delle vendite al dettaglio registrato dall’Istat per il mese di novembre conferma come il settore versi in uno stato di “profondo rosso”, dice infatti l’Ufficio studi della Confederazione. Si tratta di un dato, spiega, «che ribadisce ancora una volta come la crisi dei consumi sia profonda e come sia lontana un’inversione di tendenza». Anche i consumatori si uniscono al coro delle proteste: i dati sulle vendite al dettaglio si aggiungono «alla lunga lista di indicatori negativi che ormai caratterizzano la nostra economia», affermano Federconsumatori e Adusbef, che aggiungono: «Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio Federconsumatori, uniti a quelli di Reteimprese, nel biennio 2012-2013 la contrazione dei consumi supererà il -6,1%». Una caduta che, spiegano le due associazioni, «si traduce in una diminuzione della spesa complessiva delle famiglie di oltre 44 miliardi di euro». A tutto ciò si aggiunge che nel 2012 hanno chiuso i battenti mille imprese al giorno. Lo calcola Unioncamere, secondo cui nell’anno che si è appena concluso si sono registrate 364.972 chiusure (+24mila sul 2011) a fronte di 383.883 aperture (il valore più basso degli ultimi otto anni e 7.427 in meno rispetto al 2011). Il conto più salato del 2012 lo ha pagato il Nord che – Lombardia esclusa – perde complessivamente circa 6.600 imprese, i tre quarti delle quali (poco meno di 5mila unità) nel solo Nord-Est.