Che farà Bersani dopo il “colpo grosso” di Berlusconi?

Giancarlo Galan, ammiratore indefesso di Berlusconi, si chiedeva oggi intervistato da La Stampa: «E adesso che fa Bersani? Vorrei essere una mosca nell’ufficio del segretario del Pd…». E immagina, Galan, una schiera di spin doctor che stanno lì a rinforzare il morale del leader Pd dopo la gagliarda prestazione di Silvio e nel farlo ripropone ancora una volta lo schema antico, il vero “usato sicuro”: lasciate fare al Cav, è lui, solo lui, che assesta i colpi magistrali. Del ruolo del Pdl, di come ricostruirlo e riformarlo si parlerà in un altro momento. Ma torniamo al Pd. Davvero Bersani ha il morale sotto i talloni? A leggere l’editoriale odierno di Europa si direbbe proprio di no. I democratici, è il senso dell’editoriale di Stefano Menichini, si sentono più allenati, più preparati, se torna il consueto bipolarismo e il Cavaliere in tv ha definito il campo della battaglia elettorale proprio com’è sempre stata, tagliando fuori Monti e il suo centro dalla contesa. Votate o di qua o di là, destra o sinistra, se no sono voti persi. Al Manifesto, invece, si riflette con rabbia su quanto avvenuto e la direttora Norma Rangeri, dopo aver accusato lo scambio Michele-Silvio (il primo fa gli ascolti e il secondo il colpo grosso sugli elettori) si rammarica perché a fare il faccia a faccia con Berlusconi non è stata mandata Veronica, l’unica donna in grado di metterlo ko. Come sempre si invoca una donna per fare pulizia laddove i maschi hanno lasciato macerie… Dunque, tra una sinistra che si lagna e un’altra che riflette, la verità è che Bersani deve rimettere a punto la sua strategia: lanciarsi nella strada nota dell’antiberlusconismo vecchia maniera (che però ha già fallito alla sua più attesa prova televisiva, quella di Santoro e Travaglio contro il “genio del male”) o privilegaire il confronto sull’agenda Monti? Gli editorialisti, a partire da Marcello Sorgi, gli consigliano di non sottovalutare il “ritorno del Caimano”. Dalle scelte che farà Bersani in queste ore dipenderà molto del futuro svolgimento della campagna elettorale, anche perché quella di Berlusconi è stata una performance rifondativa di un certo modo di concepire la politica: un solo uomo contro tutti, un solo uomo punto di riferimento per tutti, mentre gli altri si andavano organizzando per trasformare i partiti leadiristici in partiti plurali, risuscitando l’apporto della solita “società civile”. Ora Berlusconi ha chiaro in mente cosa vuole fare, giocarsi la partita tra lui e il capo degli ex comunisti, isolando Monti e il suo tentativo di rompere lo schema bipolare. E spetta a Bersani fare la prossima mossa.