Carcere Italia

Tra scioperi della fame e della sete di Pannella e provvedimenti svuotacarcere abortiti per fine legislatura, almeno è tornato all’attenzione di alcuni il fatto che nell’universo carcerario italiano si sta uno schifo. Il che fa dire a commentatori vari – anche in Parlamento – che sta bene così, perché il carcere deve essere un luogo di sofferenza. Anzi, alcuni aggiungono, troppo comodi si sta, con la televisione in cella e chissà quanti altri confort. E, in conclusione, siccome stiamo dalla parte di Abele e non di Caino, molti ritengono scandaloso che una persona colpevole di un reato stia bene anziché male. Ci viene in aiuto, suo malgrado, il ministro Severino che in chiusura di legislatura ci comunica – o meglio ci conferma – alcuni dati significativi. In Italia ci sono circa 66mila detenuti, di cui più di 24mila sono stranieri. La capienza delle nostre carceri è di circa 47mila unità. Un quarto dei detenuti – ma si ritiene molto di più – sono tossicodipendenti. Quindi, in carcere si sta malissimo. Infatti il numero dei suicidi è allarmante. Questo dovrebbe dare soddisfazione a chi dice che i delinquenti in carcere devono soffrire. Il problema – molto serio – è il fatto che sempre secondo dati ufficiali il 32 per cento dei detenuti sono in attesa di giudizio (e quindi potenziali innocenti) e secondo le stime il 50 per cento degli stessi, dopo anni di carcere preventivo, verranno prosciolti. Quindi ci sono più di diecimila innocenti in carcere che stanno subendo una ingiustificata tortura quotidiana. Come ci mettiamo con questa storia? L’Unione europea ci ha intimato di risolvere il problema entro un anno, altrimenti ci fa una multa. Nel frattempo quanti disgraziati si saranno impiccati nelle docce? Chiariamoci un altro punto (e lo ha chiarito oggi – mercoledì – anche Pannella a Sky): nessuno parli più di “emergenza carceri”, perché l’emergenza è una situazione eccezionale, quando l’anomalia dura decenni non è più un’emergenza ma un problema strutturale. Problema – quello della sovrappopolazione – che non si risolve né costruendo altre carceri né con amnistie, che svuotano temporaneamente gli istituti, che prontamente si riempiono un mese dopo. Il problema sono i tempi della giustizia. Quindi è a monte, in una mai riformata amministrazione giudiziaria, che costa ma non rende ed è nelle mani di una casta (vera, non mediatica) di intoccabili che hanno nelle mani la vita di decine di migliaia di persone e non pagano mai per i loro errori. Se in Italia non si riforma la giustizia, qualunque altra riforma è una presa in giro. Ed è una riforma mancata che miete centinaia di vittime innocenti ogni anno. Vittime vere, nel senso che ci lasciano la pelle. E la vittima principale è proprio la giustizia, perché il carrozzone dei tribunali e dei processi interminabili fa anche sì che 200mila procedimenti ogni anno vengano liquidati per intercorsa prescrizione. E tra questi magari ci sono tanti reati realmente commessi e quindi molti colpevoli impuniti. Mentre molti innocenti sono in carcere e troppi ci muoiono. Uno Stato dove non c’è giustizia non ha alcuna legittimità. E l’Italia è in queste condizioni.