Camusso rispolvera il dogma antifascista: via le liste di Casapound

Agitare lo spauracchio del fascismo non porta voti ma sicuramente rappresenta per la sinistra un evergreen cui non si vuole rinunciare in campagna elettorale. E pazienza se sono gli stessi intellettuali di sinistra a dipingere come pericolosamente anacronistica questa strada dialettica perché sposta il dibattito in tempi remoti anziché concentrarlo sui problemi attuali (in questo senso si esprimeva ad esempio Michele Serra rispondendo sul Venerdì di Repubblica a un suo lettore).

Oggi due episodi confermano tuttavia che certi comportamenti, certe prese di posizione, sono connaturati al modo di concepire la battaglia elettorale da parte dei nostalgici dell’antifascismo. Susanna Camusso ha chiesto al governo di escludere le liste di Casapound dalla competizione elettorale: «Sarebbe bello – è la sua opinione – se il 24 e il 25 febbraio non ci fosse alcuna lista fascista cui dare il voto». Un riferimento all’inchiesta che coinvolge a Napoli alcuni estremisti accusati, tra l’altro, di propagandare idee antisemite. Un’accusa molto grave, senza dubbio, ma senza che un processo e una sentenza abbiano certificato la veridicità dei reati contestati chiedere che le liste non vengano ammesse corrisponde a un atto liberticida prima ancora che a un derivato dell’ortodossia antifascista. Molti partiti vedono loro esponenti indagati per reati che offendono la coscienza civile: bisognerà vietare anche le loro liste?

L’altro episodio si è verificato ad Affile, dove alcuni esponenti del collettivo Roma Futura e un rappresentante di Sel, Gianluca Peciola, hanno coperto con un drappo rosso il sacrario dedicato a Rodolfo Graziani. «Un’azione – hanno detto – per igienizzare il paesaggio e rinfrescare la memoria». Ma non è facendo dimostrazioni tra le tombe che si interpreta la politica come servizio ai vivi. Un dettaglio che non bisogna mai perdere di vista.