Bocciate le finte liste di Monti e Grillo. Ma anche i simboli di comunisti e poveracci…

Spariscono, con un colpo di penna, i progetti rivoluzionari di insurrezione dai vampiri dell’esattoria, come quelli della lista “Liberi da Equitalia”, ma arrivano anche duri colpi alle velleità di chi aspirava a una nuova era bolscevica, come quelli del “Partito dei comunisti italiani” e di “Rifondazione comunista-sinistra europea”, spariti dalla competizione elettorale per decisione del ministero dell’Interno. Sotto la scure del Viminale, però, restano anche simboli poco noti e di cui non resterà traccia, ma che covavano in se il bacillo dell’originalità. Come la lista “Come ci hanno ridotto”, cancellata, a meno di miracoli, dalle  prossime elezioni politiche, nonostante una divertente raffigurazione di un uomo in disgrazia. Su un totale di 219 simboli presentati, 169 sono stati ammessi e 34 sono stati ricusati, ovvero i depositanti sono invitati a sostituirli entro 48 ore. Altri 16 simboli non hanno i requisiti necessari per partecipare alla competizione elettorale per carenza di documentazione. Tra i più noti, sono stati ricusati dal Viminale i due “simboli civetta” che copiavano quelli del premier uscente Mario Monti (“Monti presidente per l’Europa”), del M5S e del magistrato Antonio Ingroia (“Rivoluzione Civile”). Ricusato anche il contrassegno presentato dalla Lega Nord, con Alberto da Giussano, la scritta Maroni, il simbolo della Padania e la scritta “TreMonti”. Ora la Lega e tutti i titolari degli altri simboli ricusati hanno 48 ore di tempo per modificare il contrassegno. Il depositante può anche presentare opposizione entro 48 ore, sul quale decide, nelle successive 48 ore, l’Ufficio centrale nazionale. I depositanti di un altro contrassegno possono presentare opposizione contro la decisione del ministero dell’Interno di accettare un contrassegno che ritengano facilmente confondibile con il proprio; sulla opposizione, che deve essere presentata entro 48 ore dalla decisione, delibera l’Ufficio nazionale centrale. Tra un paio di giorni l’ultimo verdetto, oltre il quale può esserci solo la giustizia amministrativa.