Bianconi: «Il caso Mussari? Un’altra prova dei legami tra Pd e finanza»

Occhi puntati ancora sul Monte dei Paschi di Siena. La mina derivati ha messo in ginocchio l’ex presidente Giuseppe Mussari. Stritolato dalla morsa delle polemiche sugli anni della sua gestione, l’avvocato senese d’adozione ha deciso di fare un passo indietro dal vertice dell’Abi.  In piena campagna elettorale la vicenda per il Pd è un boomerang. Maurizio Bianconi, deputato toscano del Pdl, non si è meravigliato più di tanto che la banca sia stata travolta da un altro scandalo: «È uno scenario già visto che ben conosce chi fa politica in Toscana da sempre».

Che cosa è successo?

I legami tra Pd e l’istituto sono noti. Il  nostro avversario politico in Toscana non è il Pd, ma il Monte dei Paschi di Siena. Il gruppo ha, infatti, sempre svolto un ruolo politico di primo piano.

Qual è il rapporto tra Pd e Mps?

Non c’è un’iniziativa  della Regione Toscana che non veda il gruppo bancario come partner. La raffigurazione plastica di questo connubio è data dal fatto che, addirittura, la presentazione delle nuove giunte per tradizione è sempre avvenuta nel salone centrale del Monte dei Paschi di Siena, a Firenze. I rapporti sono di questo tipo. Lo storico scontro del partito di Bersani in Toscana con il Pd emiliano si gioca a livello finanziario: da una parte c’è Unipol, dall’altra Mps e Unicop. Questi ultimi due gruppi rappresentano le lunghe gambe su cui cammina il Pd in Toscana.

Qual è stato negli anni il ruolo del Monte dei Paschi?

È sempre stato un motore politico. Per esempio, nei primi anni 2000 l’acquisizione di 121 Banca del Salento da parte di Monte dei Paschi ha avuto D’Alema come sponsor politico. Un’acquisizione che è stata un bagno di sangue per Mps. Non solo, anche la nascita del Pd è stata suggellata dalla finanza, con l’accordo tra Antonveneta e Mps, che in questo caso doveva diventare centro motore del Pd nazionale. Anche questa volta è stata un’operazione fallimentare.

Si inserisce in questo contesto il caso Mussari?

Certamente. Il presidente dell’Abi è nell’orbita del partito e questa sua vicinanza ha agevolato la sua carriera: questi sono i risultati.  Se questo fosse successo con il Pdl sarebbe scoppiata una rivoluzione mondiale.