Bersani corre ai ripari sulla patrimoniale

Pierluigi Bersani cambia idea sulla patrimoniale. Meglio non battere quel tasto, meglio evitare di evocare lo spettro di una nuova tassa in un paese come l’Italia che detiene il record mondiale della pressione fiscale con il 55%. Dunque oggi parlando a Radio 24 il candidato premier del centrosinistra ha fatto la sua marcia indietro: “Non intendo fare il Robespierre. Noi una patrimoniale ce l’abbiamo già ed è l’Imu. Noi vogliamo lavorare su di essa inserendo una progressività che favorisca chi è più in difficoltà”. Dunque il Pd applica sul tema tasse una strategia della confusione per non far capire dove si andrà a parare in caso di conquista di Palazzo Chigi. Sul sito elettorale del segretario, infatti, si parla di “rilancio della patrimoniale” e, sempre su quella pagina, Bersani afferma che occorre “accentuare le entrate dal lato dei grandi patrimoni immobiliari”. Che cosa è successo? Probabilmente su Bersani devono avere fatto effetto le critiche di chi giudica un po’ troppo grigia la sua propaganda, appesantita per di più dall’idea che con il centrosinistra al governo resterà l’Imu e si aggiungerà la patrimoniale. Dunque Bersani ha voluto correre ai ripari. Ha cercato di mettere il lavoro al centro del dibattito ma il tema scelto da Berlusconi, le tasse, ha molto più appeal. Bersani voleva essere la lepre che tutti inseguivano, invece si è messo anche lui a rincorrere il Cavaliere e la campagna elettorale, che doveva essere sull’agenda Monti, ha finito con il riguardare l’argomento più concreto che c’è: le tasche degli elettori.