Berlusconi lancia la sfida, Bersani se la dà a gambe e scimmiotta Totò

Forse perché, come scriveva Menandro, «chi fugge può combattere ancora». O forse perché – tralasciando le parole del commediografo greco – è psicologicamente difficile affrontare qualcuno che è reduce da una vittoria travolgente e si rischia di finire al tappeto al primo round. Sta di fatto che Bersani, sfidato in tv da Berlusconi, per adesso ha detto «no», accampando una scusa poco credibile. E dopo qualche minuto è diventato il bersaglio preferito del web, con tanto di caricature e sfottò. E questo è di per sé il primo punto che si è aggiudicato il Cavaliere, senza neppure salire sul ring e senza neppure sottoporsi alle procedure di peso. Dopo il confronto stravinto contro l’accoppiata  Santoro & Travaglio (con coda di querela), il Cav gioca un po’ alla Tyson, impaurendo gli avversari: «Tutti mi chiedono di andare in tv a incrociare la spada con altri leader politici che sono tanti. Non credo si possa andare in troppi –ha detto a Studio Aperto – nostro avversario è il Pd e quindi con Bersani sarei felicissimo di poter andare in tv per far conoscere i nostri programmi in modo che gli italiani possano scegliere». Neanche a parlarne: lo stesso Bersani – a stretto giro di posta – ha fatto sapere, con toni di manzoniana memoria, che quell’incontro non s’ha da fare. «Berlusconi – la scusa un po’ infantile trovata dal Pd – è il candidato premier del centrodestra? Bersani farà il confronto tv solo con i candidati premier». Non è una gran prova di coraggio. Ma la trasmissione di Santoro ha lasciato il segno e non solo per i nove milioni di telespettatori: «Mi aspettavo un boom di ascolti. In molti mi avevano sconsigliato di andare nella tana dei leoni ma io non ho nulla di cui aver paura», ha commentato Berlusconi, aggiungendo: «Io non sono nuovissimo agli exploit, nel ’94 eravamo indietro e sconfiggemmo la “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, nel 2006 eravamo indietro e recuperammo. Noi, senza Vespa e Santoro, siamo sotto di 7 punti, non è una distanza incolmabile, detto sinceramente siamo convinti di vincere». Ed è forse questo che spinge Bersani a fuggire. Sa che uscirebbe malconcio dal ring, ma questo non sarebbe un problema perché una sconfitta ci può stare se però l’incontro è un’amichevole. Le gare ufficiali sono tutt’altra cosa. «Quando la paura fa novanta», il commento ironico di Fabrizio Cicchitto e Altero Matteoli. Per Alemanno, «Berlusconi sta interpretando ottimamente, da combattente qual è, la possibilità di rimonta del centrodestra che è concreta». È la rimonta a terrorizzare il Pd. E Bersani ricorda Totò d’Arabia: «Non è il coraggio che mi manca, è la paura che mi frega».