Berlusconi: con noi finirà l’austerity dei tecnici

Negli anni Settanta Tony Santagata cantava “austerity, austerity, se non vuoi andare a piedi compra un asino”, spensierato atto di denuncia contro la crisi e il caro-benzina. Oggi Silvio Berlusconi rispolvera quel termine per spiegare agli italiani di chi è la colpa della recessione e come uscirne. «Il  nostro programma è di cambiamento rispetto alla politica di austerity del governo tecnico e di riappropriazione della tradizionale linea liberale», ha detto il Cavaliere in un’intervista all’agenzia Vista. «Il nostro programma – ha aggiunto il leader del Pdl – deriva dalla conoscenza dell’economia e del mercato da parte di un imprenditore, il sottoscritto, per decenni nella trincea del lavoro, e dalla esperienza maturata in quasi dieci anni di responsabilità di governo». Il morale del Cavaliere, il giorno dopo le polemiche sulla sua frase su Mussolini, sembra più che buono: «I nostri dati ci confermano che abbiamo avuto una rimonta spettacolare: in meno di un mese più del dieci per cento, e ora siamo a 5 punti sotto la sinistra». Secondo il leader del centrodestra, la coalizione è alla pari al Senato nelle più importanti regioni, con trenta giorni a disposizione «per continuare la rimonta, nonostante l’assurda legge della “impar condicio”». Il tema del comunismo, molto caro a Berlusconi, torna anche nell’intervista odierna: «Oggi tutti i protagonisti della vecchia nomenclatura sono stati messi nella lista del Pd: ci sono più comunisti adesso che quando sono sceso in campo nel ’94. Renzi lo hanno messo in un angolo e accontentato con un pugno di candidati. Questa è una sinistra – ha proseguito il leader del Pdl – ancora ortodossa, ispirata dalla vecchia ideologia comunista che porta con sé un carico di invidia sociale e che pensa a uno stato che domina i cittadini». Berlusconi ne ha anche per Monti, che «sta cercando di fare l’ago della bilancia, credo non gli riuscirà». «La sinistra guarda con favore all’offerta di collaborazione del centrino ma è una sinistra ancorata a Vendola il quale a sua volta è ancorato alla Cgil». Quanto basta