Anno giudiziario. Lupo: «Regole per i magistrati che scendono in politica»

Serve una legge per regolamentare e limitare la discesa in politica dei magistrati – almeno nei distretti dove hanno esercitato le loro funzioni – per evitare che nell’opinione pubblica venga meno la considerazione per i giudici. Tuttavia in mancanza di un intervento normativo, siamo gli stessi magistrati a darsi delle regole nel loro Codice etico. Lo chiede il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza delle più alte cariche dello Stato. E il riferimento evidente è alle polemiche che hanno accompagnato la candidatura di Antonio Ingroia, e prima ancora quella di Luigi De Magistris.  “Sulla nuova dimensione dei doveri – sottolinea Lupo – sarà nuovamente chiamato a riflettere l’associazionismo giudiziario, quando dovrà aggiornare il Codice etico dei giudici italiani, il primo adottato in un Paese europeo (1994), confrontandosi con le rinnovate tensioni e le più acuite sensibilità diffuse nell’attuale società italiana, in tema di imparzialità o in materia di partecipazione dei magistrati alla vita politico-parlamentare, verso comportamenti, prese di posizione, scelte individuali, pur formalmente legittimi, ma che hanno ricadute pubbliche che rischiano di coinvolgere la stessa credibilità della giurisdizione”.  “È auspicabile – ha continuato Ernesto Lupo – che in tale occasione, nella perdurante carenza della legge, sia introdotta attraverso il codice etico quella disciplina più rigorosa, da tante parti anche recentemente auspicata, sulla partecipazione dei magistrati alla vita politica e parlamentare, che in decenni il legislatore non è riuscito ad approvare, nonostante l’evidente necessità d’impedire almeno candidature nei luoghi in cui è stata esercitata l’attività giudiziaria e di inibire il rientro, a cessazione del mandato parlamentare, nel luogo in cui si è stati eletti”.