Anche Vendola si arrende all’Armata Branca-zemolone

Dopo giorni e giorni di pressing dei montiani sulla “sinistra” alleata del Pd, di velate minacce dell’Europa a chi mette in discussione le riforme di Monti e di sottili inviti di Bersani a non creare problemi, anche Nichi Vendola si è piegato all’inciucio post-elettorale tra il partito Democratico e la lista dei centristi di Casini e Montezemolo che sostiene il premier tecnico. «Se Monti fa autocritica e corregge alcune delle sue controriforme è un fatto positivo. Con Monti si può costruire un compromesso importante», ha detto a Vendola a Sky, segnando di fatto la giornata politica e anche il futuro di questa ambigua campagna elettorale. Le parole del leader di Sel, unico ostacolo a un governone da Armata Branca-zemolone che andrà dalla sinistra ai post-fascisti di Fini, di fatto suonano come la consacrazione di quell’intesa raggiunta due giorni fa (e svelata dai giornali) tra Bersani e Monti in un vertice a due a Palazzo Chigi. «Per quanto mi riguarda non scelgo per ambizioni personali. In caso di vittoria del centrosinistra potrei fare il battitore libero. Non escludo di chiudere anzitempo l’esperienza alla Regione Puglia», ha aggiunto Vendola al “Sorpasso” di Sky Tg24. Libero, anche di restare fuori da un governo di centro-centrosinistra, con l’appoggio esterno di Sel, magari. L’importanza di questa apertura a Monti è sottolineata anche dalla successiva, parziale rettifica di Vendola, che spiega: «L’alleanza con il centro è fantascienza. Con Monti possibile compromesso e legislatura costituente su riforme Stato». Del resto proprio ieri s’erano sentiti i primi scricchiolii nella gioiosa macchina da guerra del centrosinistra, con Vendola e Bersani divisi sull’opportunità del sostegno italiano alla missione francese nel Mali: corsi e ricorsi storici inquietanti, di prodiana memoria. Oggi Vendola ha cercato di mostrarsi rassicurante: «Se il centrosinistra andrà al governo, avrà la straordinaria capacità di essere stabile. Sarà stabile perché camminerà nella direzione della giustizia sociale». Con Monti, però, a fare da lepre e Nichi il cagnolino da guardia.