Alfano a Monti: senza Silvio nessun dialogo. Lieve malore per il Cav

Tacco dodici, Daniela Santanchè parlotta con la più sobria Maria Stella Gelmini, immancabile caschetto e occhiali da vista. Sono le 11, al Teatro Capranica si aspetta l’arrivo di Silvio Berlusconi per il battesimo dei candidati del Pdl, che fa il suo ingresso con mezz’ora di ritardo poco dopo Angelino Alfano. Davanti al foyer un vecchietto agita un cartone con scritto a pennarello “Fuori il presidente Monti, chi ha succhiato il sangue, siamo in coma!” che contrasta con l’eleganza delle hostess che consegnano il kit del candidato ai “guerrieri, vecchi e nuovi”, come li chiama il Cavaliere dal palco. Tra i primi a entrare Altero Matteoli, numero due al Senato in Toscana, in fondo alla sala passeggia Denis Verdini che è catturato da Elio Vito («hai fatto bene, ti ringrazio»), poi arriva Renata Polverini, “che dobbiamo fà?”, scherza. La sala è piena quando partono le note dell’Inno, “Azzurra libertà” mentre sullo schermo scorrono le immagini di un lungo video, quasi mezz’ora di immagini  di repertorio e dalle parole di mamma Rosa: Silvio bambino, Silvio giovane imprenditore, la sfida di Milano 2, Mediaset, il Milan, fino alla discesa in campo all’indomani della celeberrima dichiarazione di voto a favore di Fini nel derby capitolino con Francesco Rutelli, 5 dicembre 1993. La bella Anna Grazia Calabria invita a riempire le prime file mentre dallo schermo campeggiano i gol di Gullit, «per vincere sempre, in casa e in trasferta».  Dopo l’Inno di Mameli l’arringa del Cavaliere può iniziare con Angelino in piedi alla sua sinistra. Prima “l’affettuoso benvenuto” ai presenti, poi il ringraziamento ai tanti uscenti esclusi dalle liste, scelta necessaria per il ricambio generazionale. «Scriverò di mio pugno una lettera di gratitudine ai parlamentari che non saranno più con noi in Parlamento», dice Berlusconi. Più esplicito Alfano, che ringrazia tutti i candidati della destra «che sono ancora in questa sala a a sostenere la nostra battaglia, sappiano che siamo orgogliosi della vostra presenza», rivolgendosi agli esponenti di provenienza An arrivati alla spicciolata. Il leader del Pdl rompe il ghiaccio con un sondaggio:  «Alzi la mano chi solo due mesi fa credeva nella vittoria», non si arriva a trenta; «Adesso alzi la mano chi oggi crede nella vittoria», ed è plebiscito, in una hola da stadio. Animale da palcoscenico,  reduce da nove apparizioni televisive, il Cavaliere è un fiume in piena.  «Siamo qui per la prima volta con ancora un mese di battaglia per sottrarre l’Italia a un futuro illiberale. Con noi vecchi guerrieri e giovani guerrieri»,  dice guardando il segretario («quest’uomo ha quarant’anni meno di me…») che ricambia ringraziando Silvio per questi straordinari cinque anni di governo e di coraggio. Monti dice di poter avere contatti con il Pdl  “solo se viene mondato da Berlusconi”? «Se lo tolgano dalla testa  se c’è qualcosa da cui l’Italia deve essere mondata è Monti e il governo tecnico», risponde Alfano. E giù bordate al professore “salito in politica”. «Aveva l’80 per cento del Parlamento il 100 per cento dei giornali, il sostegno di tutti i leader esteri; oggi ha l’8 per cento nei sondaggi, il 92 per cento degli italiani non lo vuole». Ce n’è anche per la macchina da guerra bersaniana, «tra noi e la sinistra c’è un divario di cinque punti, con questo squadrone riusciremo a vincere». E parte l’applauso, il primo di una lunga serie. Alla fine della mattinata, la stanchezza si fa sentire e il Cavaliere accusa un lieve malore, chiede di sedersi un momento, dopo aver lasciato il palco,b eve un bicchiere d’acqua che gli  porta Angelino Alfano. «No tutto bene», dice poi lo stesso Berlusconi ai cronisti che gli chiedevano come stesse prima di lasciare il Teatro.