Al “bocconiano” non resta che affidarsi a un mago: guru di Obama, pensaci tu

La sfida è difficile, ci vuole un mago. E proprio per questo motivo Monti si è affidato a David Axelrod,  il più stretto consigliere di Barack Obama: l’uomo che nel 2008  con la sua campagna aggressiva ha reso possibile la vittoria del primo presidente afroamericano negli States. E nel 2012 ha ripetuto il “miracolo”. La Stampa, in un reportage firmato da Maurizio Molinari, dal titolo «Axelrod, il guru di Obama arruolato da Monti. “Deve aggredire i rivali”», ha illustrato le strategie vincenti usate dal consigliere: attaccare i punti deboli degli sfidanti, parlare di cambiamento e sfruttare i social network. È stato lo stesso Axelrod a rendere nota la sua collaborazione con Monti: l’incontro è avvenuto a Roma dieci giorni. Incontro confermato anche da Palazzo Chigi. «Sono stato a Roma per un giorno su richiesta della mia società di consulenza – ha spiegato Axelrod alla Stampa – per offrire le mie valutazioni e osservazioni», al premier «e l’ho fatto». Ma chi è realmente Axelrod? Classe 1955 ha iniziato il suo rapporto con Obama nel 2007, la sua è una carriera costellata di successi. Era riuscito nella campagna elettorale  del 2006 a far eleggere Deval Patrick governatore del Massachusetts. La sua formula ha rivoluzionato la politica americana. Come ha spiegato Axelrod a The Politico, «ciò che mi attrasse in Patrick sono le stesse caratteristiche che mi hanno attratto in Obama: l’approccio all’impegno pubblico non come una professione, la volontà di andare oltre gli schemi dell’iperfaziosità politica e gli interessi particolari, l’essere portatori di un vero cambiamento». Durante la campagna elettorale per la rielezione di Obama, aggredì con forza lo sfidante Romney mostrando subito il suo lato debole: i legami con una società finanziaria “simbolo del capitalismo selvaggio. Ora Monti lo ha reclutato e ha cambiato modo di fare;  il Professore ha abbandonato il suo stile cattedratico per assumere un atteggiamento più aggressivo. «Il premier – si legge nell’articolo – ha messo l’accento sul riformismo dell’azione di governo – sottolineando la versione italiana del “change” obamiano – e ha aumentato gli attacchi a Berlusconi. Se a ciò aggiungiamo che ha debuttato su Twitter, l’impronta del guru diventa limpida». Non c’è nulla di originale, in Monti, Tutto costruito a tavolino. Ma non c’era da dubitarne.