Vaciago: «L’allarme spread è ingiustificato»

Quando disse, esattamente un anno e un mese fa, che «il governo Monti è maturato da circa quattro mesi», Giacomo Vaciago, economista considerato vicino a Mario Monti, docente di Politica economica alla Cattolica di Milano, scatenò la corsa alla dietrologia. Oggi come un anno fa, il professore affronta “l’emergenza spread” con la stessa freddezza accademica e con una punta di ironia. «In questi giorni tutti si chiedevano “chi stacca la spina?” Alla fine ha deciso Berlusconi, ma qualcuno doveva pur farlo…».

Professore, come la mettiamo col fatto che mezza Europa stigmatizza l’Italia proprio per questo?

Ma che pensavano, che a un certo punto tutti chinavano il capo e andavano a casa? Ma nel mondo vero ciò non esiste. Mese più, mese meno, stiamo entrando in una campagna elettorale che sarà “vivace”. Per cui andava chiusa quest’esperienza: come facevi sennò la mattina ad andare alla Camera a votare e il pomeriggio in piazza a manifestare contro? Avranno tirato a sorte… ed è toccato a Berlusconi.

I mercati hanno reagito.

Domenica sera avevo detto che lo spread sarebbe salito di 10-20 punti. In effetti è aumentato un po’ di più. Ma tornerà indietro. Non sono cambiati i parametri di riferimento: la diagnosi dei mercati resta quella di un Paese che ha bisogno di un lungo periodo per ripartire. Dobbiamo aspettarci, quindi, che chi governerà nei prossimi cinque anni risolva la situazione.

Eppure, dopo lo stop del Pdl al governo Monti, è subentrata la gara a chi accusa di più sulle responsabilità del centrodestra…

Che si andasse in campagna elettorale era questione di settimane. L’accelerazione era inevitabile. Le elezioni erano previste oltre che prevedibili…

Come mai allora tutti a pendere dai mercati?

Non dobbiamo farci prendere dall’ansia del quotidiano. Il problema del Paese è la mancata crescita, per cui bisogna capire cosa serve fare nei prossimi quindici. Dopodiché non è che un giorno cambia molto. La stessa valutazione di un titolo decennale è soggetta a una lunga serie di oscillazioni, un mese più o in meno di governo sposta poco. Oggi, semplicemente, qualcuno ha venduto, qualcuno ha comprato: e tra qualche tempo si saprà chi ha fatto un affare e chi no. I mercati, anche qui semplicemente, ballano molto.

Le parole del capo dello Stato – “vedremo cosa faranno i mercati” – le sono sembrate appropriate?

È come le regina Elisabetta che ha rinfacciato agli economisti di non aver previsto la crisi. Non possiamo utilizzare questi parametri come se fossero i veri giudici. I giudici sul governo sono i 60 milioni di italiani. O meglio, quella metà che si esprimerà.

Ma siamo o non siamo tutti sotto scacco dello spread?

Lo spread che cos’è? È il prezzo di un titolo del tesoro italiano da qui a dieci anni, quindi a lungo periodo. E seguire gli umori di un mercato che cambia quotidianamente sa che cosa ci potremmo stabilire?

Già, che cosa?

Che il Paese è sano solo la domenica. Perché la domenica è l’unico giorno in cui i mercati sono chiusi.

Il Paese come sta da lunedì a sabato allora?

Paga le troppe promesse non mantenute di chi ha governato negli ultimi decenni, Berlusconi incluso.

Si dice che i mercati temano anche la cordata Bersani-Vendola…

Il problema è che cosa promettono. Il loro programma di governo ancora non l’ho visto. Dobbiamo capire se tutti i competitori hanno chiaro che l’Italia da dieci anni non cresce e che tutto questo lo stiamo scaricando sulle spalle dei più giovani.

A proposito di crescita, se la sente di dare un giudizio sul governo Monti?

Ha evitato il peggio. Come tutti i governi di coalizione ha lasciato le riforme strutturali in mezzo al guado. Questo perché non ha avuto una convinta base parlamentare: solo l’emergenza ha tenuto insieme Alfano, Bersani e Casini. Ed era chiaro che all’avvicinarsi della campagna elettorale le cose si sarebbero complicate.

Non sarà stato un po’ troppo ambizioso come progetto questo dei tecnici?

Se ogni governo si desse obiettivi minori, due-tre cose al massimo, e li realizzasse andremmo tutti meglio. E invece si pongono sempre moltissime riforme sul piatto. Come quando Prodi disse che voleva portare avanti quattordici grandi riforme…

E se fosse proprio Monti adesso a chiedere il parere, ossia il consenso su se stesso?

Monti essendo senatore a vita è difficile che si dimetta per candidarsi. Può essere di nuovo richiamato. Ciò potrebbe avvenire se nessun governo uscirsse chiaramente espresso dalle prossime elezioni. Il problema è in mano agli italiani.

E se non dovesse vincere nessuno?

Ci si guarda in giro e si può fare come ha fatto il governo inglese con il governatore della Banca d’Inghilterra: ha preso un canadese.

Ma come, non si augura un Monti bis?

(Il professore qui ironizza, ma non troppo ndr). Non è detto, vediamo come vanno le elezioni. Se c’è un vincitore è ovvio di no. Se le elezioni non producono un buon risultato e dovessimo ritornare al punto di partenza… Però non c’è solo Monti. Anzi, potremmo scrivere un bando: “cercasi governatore” e vedere così chi vuol venire a governare l’Italia.

Chi potrebbe essere?

Sono in tanti a spasso in questo momento: Zapatero, Sarkozy…Del resto una volta si faceva così. È già successo nei secoli scorsi: siamo stati governati da sovrani venuti da fuori. Adesso ci siamo, come dire, autolimitati. Ma questa idea bizzarra potrebbe passare di moda…

Insomma, una fine ordinata della legislatura era impossibile.

È contronatura! La campagna elettorale necessariamente divide. Ce lo insegna il centrosinistra con le primarie: hanno creato fratture. Il centrodestra infatti, più intelligentemente, non le ha fatte.