Svolta o non svolta, almeno c’è chiarezza

Dopo mesi di detto e non detto, Berlusconi ora lo ha detto (pare). Il candidato premier del centrodestra alle prossime elezioni preferisce essere lui. Lo riferisce questa volta Alfano, non altri. E quindi ci crediamo. Tra entusiasmi riaccesi di alcuni e spenti di altri, il dato che resta è che almeno si è chiarito un punto, dopo un anno di deliranti chiacchiere, sentito dire, «forse», «magari» eccetera. Berlusconi dice – ma lo hanno detto anche Alfano e i capigruppo del Pdl di Camera e Senato – che dopo un anno di governo Monti stiamo tutti peggio. Quindi non è stato utile sostenerlo. E quindi neanche, da parte di Berlusconi, fare un passo indietro (o di lato). Daltronde l’ex premier ha sempre detto di averlo fatto per senso di responsabilità e perché molte persone a lui vicine, che stimava e di cui valutava il giudizio, gli avevano assicurato che se se ne fosse andato sarebbero cessati gli atticchi speculativi contro l’Italia e l’economia nazionale avrebbe avuto una ripresa. Ovviamente gli avevano anche garantito che chi fosse venuto dopo non lo avrebbe appeso per i piedi (come da antichi costumi). Che in cambio dell’appoggio del suo partito, i nuovi arrivati si sarebbero concentrati su necessari interventi economici e non avrebbero infierito come fanno i vincitori coi vinti. Invece non è andata così. E da subito. Tu te ne vai convinto di aver fatto un accordo tra gentiluomini e appena deposto le armi ti sparano alla schiena. Può essere irritante. Una sola domanda. Come sempre sciocca. Ma allora chi dal primo giorno aveva detto che era meglio andare a elezioni (anche se avesse vinto la sinistra), o almeno stare all’opposizione (magari “responsabile”) e non accettare la logica dei decreti e delle fiducie non aveva tutti i torti. Perché io, per fortuna, sono costretto a scrivere tutti i giorni e gli scritti restano.