Simona Scocchetti: «Quella medaglia per i due marò…»

Il giorno del rinvio, l’ennesimo, della seduta in cui un tribunale indiano deve decidere qualcosa relativamente ai marò, una certa Italia – non tutta – sente il bisogno di fare capire, anzi, sentire, a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre la vicinanza dei suoi compatrioti. E, in Italia, di solidarietà popolare ce ne è stata e ce ne è ancora tanta: dalle immagini dei marò sulle finestre delle istituzioni, alle innumerevoli manifestazioni organizzate in tutte le piazze della penisola, ai convegni e dibattiti tenuti in ogni angolo del Paese. Tanto più il governo e la diplomazia agivano silenziosamente cercando di scalfire – senza riuscirci – il muro giudiziario indiano, tanto più il sentimento degli italiani di stima e rispetto per i nostri fucilieri di Marina si faceva evidente. Ai balbettii dei nostri rappresentanti istituzionali, presi per stanchezza e non troppa voglia dal ferraginoso sistema giudiziario di laggiù (il «metodo indiano», l’ha ben definito il senatore Alfredo Mantica, ex sottosegretario agli Esteri), replicavano i giovani con bandiere e striscioni in tutte le città con i quali si chiedeva la immediata liberazione dei nostri militari ingiustamente detenuti per una colpa che deve ancora essere provato che sia stata commessa.
Il settore dove questo diffuso sentimento è certamente più intensamente sentito e diffuso è quello delle nostre forze armate, dove indistintamente tutti i nostri ragazzi e ragazze si sentono vicini e partecipi alla sorte di Girone e Latorre, a questo incubo che dura da più di trecento giorni. Tutti in qualche modo si immedesimano nella loro vicenda, pensando «se fossi stato al loro posto? Se mi fossi trovato io in quella situazione? Come avrei regaito, cosa avrei fatto?». E tutti in qualche modo hanno desiderato e desiderano fare qualcosa per i loro commilitoni. Chi ha avuto l’occasione per dimostrare ai due marò una concreta vicinanza e un attestato di affettuosa solidarietà sono stati sicuramente i quattro atleti, due uomini e due donne, che all’inizio di dicembre hanno partecipato, nell’ambito dei Giochi asiatici, all’“Indian open Shotgun Championship”, che si sono svolti proprio in India, e precisamente a Chandigarh, nel nord del Paese, metropoli famosa per essere stata ridisegnata negli anni Cinquanta dall’architetto Le Corbusier. Ebbene, in questa circostanza i nostri atleti si sono comportati ottimamente nel Tiro a Volo, ottenendo due primi posti, un terzo e un quarto, nelle discipline di “skeet” e “trap”. Abbiamo intervistato Simona Scocchetti, la 27enne caporalmaggiore dell’Esercito italiano che è arrivata prima nella sua disciplina e che alla premiazione ha dedicato la sua bellissima vittoria ai due marò.

Cosa pensate della vicenda dei marò, in seno alle Forze armate?

È inutile dire che la questione è molto sentita, se ne parla spesso, speriamo tutti che presto possano tornare in patria. Per questo avevamo deciso, all’Open indiano, di dedicare i nostri risultati e le nostre eventuali medaglie proprio a loro, a Girone e Latorre, e così è stato.

E le medaglie poi sono arrivate…

Sì, è stato molto bello, ma la vera emozione è stata quella di poter testimoniare, e proprio in India, la mia, la nostra solidarietà e affetto verso i nostri ragazzi detenuti da troppo tempo in India. Noi vorremmo soltanto, qualunque colpa abbiano commesso, che siano giudicati nella loro patria, in Italia, nient’altro.

È vero che volevate andare personalmente a portar loro le medaglie?

Certo, avevamo fatto questa richiesta, quella di un incontro, tramite la nostra federazione di Tiro a Volo, e sembrava che l’operazione si potesse fare. Poi ci sono stati problemi logistici, per la questione delle armi, e la “missione” non l’abbiamo potuta compiere… ma spero che le nostre parole siano arrivate fino a Kochi, dove sono trattenuti.

È una bella soddisfazione essere arrivata prima in un memorial asiatico…

Sì, siamo piuttosto bravi. Dopo di me infatti sono arrivate una ragazza thailandese e una del Quwait. Spero anche che il nostro gesto e le nostre dichiarazioni abbiano influito sull’opinione pubblica indiana per quanto riguarda il dramma che questi ragazzi e le loro famiglie stanno vivendo…

Simona, lei è riserva olimpica ed è in forza al Centro sportivo dell’Esercito. Pensa che la sua voce sia stata importante?

Io lo spero molto. Porto una divisa, e l’amor di patria so bene che significa. La trasferta in India è stata sofferta, perché pensavamo continuamente allo sorte dei nostri commilitoni, e volevamo fare qualcosa per loro. Se potessi fare qualche cosa di più lo farei, vorrei rasserenare loro e le loro famiglie, per questo io e i miei colleghi atleti abbiamo dedicato le nostre vittorie a loro, affinché siano di conforto e li aiutino a non abbattersi.

Gli altri atleti che hanno partecipato al memoral sono Rodolfo Viganò (Forestale), Federica Caporuscio (Forestale) e Valerio Luchini (Carabinieri); quest’ultimo in paticolare ha avuto bellissime e forti parole in sostegno dei due marò.

Ma certo, come ripeto, eravamo andati in India a rappresentare la nostra Patria, ma non poter fare nulla per i nostri due compatrioti detenuti, secondo noi ingiustamente, ci crea un magone infinito. Vorremmo fare qualcosa per loro, possiamo purtroppo solo ricordare che loro sono qui e stanno soffrendo lontano dalle loro famiglie.

Quando torneranno in Italia, pensa che li incontrerete, li contatterete?

Sì, naturalmente, sentite ovviamente le nostre rispettive amministrazioni. Per noi sarebbe una grande gioia.