Si ripete lo schema del novembre 2011: ma stavolta il gioco è difficile replicarlo

Gli ingredienti ci sono tutti, dagli agnelli sacrificali alle strategie a porte più o meno chiuse, dai retroscena ai veti incrociati, dai “si dice a Montecitorio” alle notizie tratte da “fonti vicine al premier”. Il giallo di Monti va avanti. Ma quel che salta agli occhi e fa riflettere è che si torna a respirare la stessa atmosfera del novembre dello scorso anno. Basta leggere alcuni quotidiani, in primis il “Messaggero”, molto vicino a Casini che – per mesi – si è distinto come il più montiano dei montiani. A volere la candidatura del Professore sono gli stessi protagonisti di un anno fa, citiamo testualmente «le cancellerie internazionali, l’Italia che produce e che lavora e persino Oltretevere». Fatta eccezione per il Vaticano, di cui nessuno può inventarsi portavoce, restano le stesse forze di allora: alcuni leader europei – o meglio, quelli che hanno interessi in gioco – i poteri forti (che a differenza del passato non si nascondono più), alcuni grossi rappresentanti industriali e una fetta di partiti. I capri espiatori, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, sarebbero Berlusconi da una parte – «bisogna impedirgli di salire sull’arca del Professore» – e Vendola dall’altra, ma in questo caso solo dopo le elezioni, a risultato acquisito. Perché, se dovesse venire a crearsi una situazione delicata, ci sarebbe un improvviso flirt tra i centristi montiani e la sinistra di Bersani, con l’«espulsione» di Nichi. Così il cerchio si chiuderebbe. Una bella polpetta avvelenata per quegli elettori moderati che tutti inseguono e che poi finiscono per essere gli “usa e getta” della campagna elettorale, sacrificati sull’altare di un fantomatico interesse superiore di cui non si conosce nemmeno la fisionomia. Ma dopo un anno da quel novembre, è difficile che il giochetto possa ripetersi con successo.