Per i precari si rispolvera… il centrodestra

I precari del pubblico impiego? Si mettano l’anima in pace, sono troppi e per loro non c’è nessuna soluzione in vista: parola di Filippo Patroni Griffi. Il ministro della Funzione pubblica, nel corso di un’audizione sugli esuberi in commissione lavoro alla Camera, affronta la questione e avverte che oggi la soluzione non può che «essere alla ricerca costante di un punto di equilibrio tra le esigenze di chi lavora nelle amministrazioni da vari anni, in situazione precaria, e le esigenze di assicurare, un flusso sia pure minimo, in periodi come questi, di accesso al pubblico impiego da parte delle nuove generazioni». Parole pronunciate in politichese che, ridotte all’osso, significano addio alle speranze di stabilizzazione di massa che da qualche anno a questa parte alcuni sindacati, con in testa la Cgil, stanno portando avanti. Nella pubblica amministrazione ci sono 260mila precari e senza interventi drastici è come pretendere di prosciugare il mare con l’uso di un bicchiere. E, infatti, secondo la Cgil «serve un intervento urgente che dia prospettive di lavoro immediate ai precari in scadenza e, parallelamente, l’adozione di scelte politiche di segno drasticamente contrario a quelle che hanno creato questa mole enorme di precariato per garantire lavoro stabile». Ma il sindacato dovrebbe anche fare, e non la fa, un po’ di mea culpa. Responsabile del precariato è infatti il consociativismo tra politica e sindacato che negli ultimi decenni ha gonfiato la pubblica amministrazione di personale creando le premesse per un aumento a dismisura dei dipendenti.

Il sindacato non ci sta
Certo si può sempre dire, come fa il sindacato rosso, che è tutta colpa del blocco delle assunzioni e dei tagli lineari ma, in realtà tutti sanno che il mestiere del precario era un modo come un altro per entrare a far parte della Pubblica amministrazione. La Gelmini già da qualche anno si era posto il problema, prevedendo l’entrata in ruolo di circa 30mila precari della scuola, ma oggi ce ne sono ancora 130mila e per loro il percorso si annuncia irto di ostacoli, perché la «gradualità» a cui ha fatto riferimento ieri Patroni Griffi prevede soltanto la deroga al tetto dei 36 mesi (60 per chi lavora nella ricerca) per i contratti a termine. Ma di più, secondo il ministro, non si può fare, perché stabilizzare i precari significherebbe «il blocco totale delle assunzioni di persone giovani per molti anni». E questo, con una disoccupazione giovanile al 36,5 per vento non si può fare. Così torna utile una norma varata dal tanto vituperato governo Berlusconi che prevede una riserva di posti costante nei concorsi per esami per il personale che abbia maturato un’esperienza ultratriennale nelle pubbliche amministrazioni in posizioni di lavoro flessibile, oltre a una valutazione nei concorsi per titoli ed esami di questo servizio svolto. In ogni caso c’è da tener presente che il pubblico impiego è caratterizzato più da eccedenze che da bisogno di nuovo personale Tanto che sul tavolo del governo c’è anche una questione esuberi che il ministro Patroni Griffi ha annunciato verranno gestiti con le regole precedenti alla riforma delle pensioni della Fornero per tutti quelli che matureranno i requisiti per andare in pensione entro il 2014. Una possibilità concessa «solo per le eccedenze», ha precisato.

Sanità allo sfascio
Intanto nella Sanità è già scattato un vero e proprio allarme. Gli ospedali sono sempre più in mano ai precari: tra medici (10.000) e infermieri (80.000) si calcolano almeno 90.000 lavoratori del Servizio sanitario nazionale con contratti a tempo determinato. Quando va bene. La maggior parte dei medici “a tempo”, infatti, – fanno sapere i sindacati di categoria – sta anche peggio avendo sottoscritto accordi fantasiosi: «Si va dai co.co.co ai co.co.pro fino a intese come libero professionisti».
Situazioni gravi, a cui il governo non dà risposte e che, secondo la Cgil, dimostrano che il ministro è «in stato confusionale». Anche perché, precisa Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, Patroni Griffi non può fare come lo struzzo e mettere la testa sotto la sabbia per non vedere una situazione che è frutto dell’azione dei governi«dei governi che si sono succeduti negli anni e delle amministrazioni locali. Il suggerimento è quello di aprire un tavolo per governare la precarietà, mentre le parole del governo danno l’impressione di una pubblica amministrazione allo sbando. Anche perché, fa notare la Uil, il discorso generale sugli esuberi non viene fatto senza tenere conto «di efficienza, di qualità e di rilancio per una Pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e del Paese».

Efficienza cercasi
Proprio il funzionamento della Pa è, infatti, uno dei problemi di questo Paese stretto tra la burocrazia, l’inefficienza dei servizi e le difficoltà a competere. Il problema del pubblico impiego è quindi un problema complesso che non può essere risolto semplicemente con la flessibilità e trovando un posto ai precari. Ma non c’è dubbio che da qualche parte bisogna incominciare. Così il ministro Patroni Griffi non può fare la parte di chi è caduto dalla luna, con 260mila precari a cui garantire un reddito, la congiuntura economica imperante e la necessità di ridurre un debito pubblico che negli anni è diventato gigantesco e oggi agisce come una palla al piede che minaccia di affogare la nostra economia. Ammodernare la Pubblica amministrazione è una delle cose più importante se si vuole rendere competitivo il nostro Paese. L’efficienza, però, non nasce per caso. Ci sono regole da cambiare, organici da sfoltire, professionalità da incentivare. Uno scenario complesso di fronte al quale il ministro Patroni Griffi, che conosce molto bene il pubblico impiego, non può fare finta di cadere dal pero. E i sindacati non possono lavarsene le mani dopo aver per anni fatto da parafulmine ad assenteisti, pelandroni e incapaci. La Pubblica amministrazione non può essere considerata più la vacca da mungere per ogni genere di clientelismo.