Monti tira fuori l’arma dello spread anche se ormai è una pistola ad acqua

Il giochetto è facile, quasi puerile: se le cose vanno bene è merito mio, se le cose vanno male io non c’entro per niente. Monti ne è diventato un maestro, nessuno come lui riesce a portare a proprio vantaggio qualsiasi cosa accada al mondo. E nel suo momento peggiore, quando il malcontento verso il governo tecnico si tocca con mano, rispolvera l’arma dello spread. Non dice che in un anno molte cose sono cambiate, ci sono state evoluzioni economiche in tutta Europa, il negoziato sulla Grecia si è avviato a conclusione, la crisi è andata avanti. Dodici mesi contano, non sono un soffio di vento. Ma lui si prende il merito: «È una giornata positiva. siamo scesi sotto quota 300», ha detto. «Confesso che per me c’è un livello spread a 287 punti base che rappresenta un obiettivo». Da un professorone come lui ci saremmo aspettati un’analisi più equa e meno propagandistica, ma a un passo dalle elezioni tutto fa brodo, compreso il riconoscimento di Hollande: «Monti è un grand’uomo». Non lo mettiamo in dubbio, ma sorge un sospetto. Non fu lui ad ammettere che l’azione del governo non aveva conseguenze sull’andamento dello spread? Una frase che, qualche mese fa, finì per “assolvere” l’esecutivo di centrodestra che era stato bersagliato proprio con le pallottole dei numeri. Fu lo stesso Monti ad affermare: «Anche io più volte al giorno osservo come sta andando lo spread, senza né divinizzarlo quando scende né demonizzarlo quando sale», tanto per marcare la differenza tra l’azione di Palazzo Chigi e l’andamento di quella pallottola vagante. E il tecnopremier si concesse anche una battuta ironica: «Tutte le parole chiave sono femminili: banca, moneta, liquidità, inflazione mentre spread che cos’è? Maschile e neutro». Ora però dice il contrario, pro domo sua. I fatti dimostrano il contrario: lo spread è sceso ed è questa la prova che il problema non era politico ma strutturale, legato all’euro e alla crisi greca. Tra l’altro lo spread è sceso ma la disoccupazione ha raggiunto livelli record, i consumi sono crollati, il Pil ha perso due punti, la depressione domina e ci sono 70 miliardi di debito in più. Chi ci ha guadagnato?