Monti spaventa il Pd e sposta voti su Grillo

Il più spaventato è il candidato-vincitore, Bersani, colui che fino a ieri parlava già da presidente del Consiglio dopo aver vinto le primarie della sua coalizione. Più che il ritorno di Berlusconi, è l’ormai quasi certa candidatura di Monti ad aver gettato nel panico il leader del Pd, che ieri è arrivato al punto da seguire un collaudato copione del suo odiatissimo Cavaliere, la smentita del virgolettato sgradito. Il quotidiano “amico”, Repubblica, aveva infatti pubblicato un articolo dal titolo “Pierluigi teme l’operazione centrista, Mario ci fa perdere voti”. E il segretario del Pd ha messo nero su bianco una nota per smentire quel retroscena ricostruito secondo uno stile che il quotidiano di Mauro in genere riserva a Berlusconi: «Queste affermazioni non sono mai state pronunciate da Bersani, né corrispondono in alcun modo al pensiero del segretario del Pd. Non si capisce da quale fonte siano state tratte. Sono destituite di fondamento», ha precisato l’ufficio stampa del Pd. Ma in fondo, molto poco in fondo, è quella la verità. E questo spiega anche la moral suasion di Bersani di lunedì, quando ha invitato Monti a non lasciarsi catturare dalla contesa politica e a restarne fuori, con una patetica offerta – fatta circolare indirettamente dal suo ventriloquo Letta – di un posto riservato al Quirinale.
Il possibile arrivo del professore bocconiano sulla scena elettorale rischia di scombinare i piani del centrosinistra per diverse ragioni. In primis, perché la contrapposizione radicale tra Bersani e l’odiatissimo nemico berlusconiano avrebbe catalizzato il consenso del popolo incazzato verso il centrosinistra, distogliendolo al movimento di Grillo: questo perché l’avversione al Cavaliere in una certa parte dell’elettorato suscita sensazioni decisamente più forti e adrenaliniche della campagna sull’antipolitica condotta dal comico genovese. Con Monti in gioco, è chiaro a tutti che una parte del voto di protesta per la crisi del Paese si riverserà sul Movimento Cinque Stelle proprio in chiave anti-montiana. Ma c’è anche una questione più prettamente politica: la sfida muscolare e bipolare tra Bersani e Berlusconi avrebbe indotto tutti coloro che hanno votato Renzi alle primarie a convergere sul segretario del Pd. Monti, invece, pur non catturando particolari entusiasmi nella borghesia e tantomeno nella middle classe operosa, fatta di professionisti ed imprenditori, sicuramente può attirare le simpatie dei renziani “centristi” che di favorire una vitttoria della sinistra-centro con Vendola proprio non ne vogliono sapere. Ed ecco che il richiamo di Montezemolo e Monti, più che quello di Casini, potrebbe sottrarre voti proprio alla “gioiosa macchina da guerra” che Bersani pensava di poter condurre agevolmente alla vittoria. Non a caso, ieri, il presidente della Ferrari, intervenuto a margine di un convegno all’Ispi, ha fatto un paragone con quell’anno che condusse il Pdl dall’annunciata vittoria alla catastrofica sconfitta contro Berlusconi, «dove al posto di Occhetto, con tutto il rispetto per le persone, c’è Bersani ma all’insegna del “che tutto cambi perchè niente cambi”», ha detto Montezemolo. In quell’area filo-montiana, in attesa che il premier sciolga le riserve, già sguazza Casini, che prepara un’offerta last minute: «State tranquilli che per la Befana nella calza non ci sarà solo carbone ma qualcosa di più positivo o al massimo del carbone di zucchero come quello che regaliamo ai nostri figli…», ha detto ieri il leader dell’Udc. «Sarà un’offerta politica diversa, che sta tra Bersani e Vendola e la proposta neopopulista di Berlusconi e della Lega».