L’occupazione non è di sinistra: arriva la polizia

Con tutte le scuole occupate la polizia ieri è intervenuta al liceo “De Sanctis”, sgomberandolo, ma nessuno ha protestato. Forse perché l’occupazione non era di studenti di sinistra. E’ accaduto nell’istituto classico-scientifico-linguistico di via Cassia, alla Giustiniana, frequentato da circa 1600 ragazzi. Gli agenti hanno scavalcato i cancelli, chiusi da catene messe dagli occupanti, e hanno “convinto” gli stessi a desistere. Due ragazzi sono stati portati in commissariato. L’intervento della forza pubblica era stato sollecitato dalla preside Maria Laura Morisani dopo che nella notte precedente alcuni studenti avevano scavalcato la recinzione entrando nel cortile (ma non dentro l’istituto). «Le forze dell’ordine sono entrate nel liceo e, sotto la minaccia anche di arresti, lo hanno effettivamente sgomberato», ha protestato Claudia Allegra Lombardi, studentessa del “De Sanctis” e promotrice dell’occupazione. «Troviamo inaccettabile e anacronistica una situazione simile», ha aggiunto il responsabile romano del Blocco Studentesco, Fabio Di Martino, riferendo che «nella notte sono stati ingiustificatamente fermati e denunciati due ragazzi. Esprimiamo la nostra vicinanza agli studenti del “De Sanctis”, colpevoli solo di voler difendere il loro diritto al futuro e allo studio contro chi questo diritto ha deciso di negarlo a suon di tagli e continue privatizzazioni».
Ma cosa è successo realmente al liceo “De Sanctis”? Lo abbiamo chiesto a Federica Mineo, una dei quattro rappresentanti degli studenti nel Consiglio d’Istituto (gli altri sono Francesco Gargallo, Tommaso Quircio e Riccardo Carnevale). «Innanzitutto tengo a precisare che non c’è alcuna connotazione politica dietro la protesta di queste settimane al “De Sanctis” – spiega – La verità è che l’occupazione era già stata tentata lunedì scorso ma poi, per un episodio purtroppo tragico (la morte di un’anziana signora che abitava in un appartamento adiacente alla scuola, ndr), è stata forzatamente interrotta per consentire l’ingresso del carro funebre nel cortile: con esso infatti sono entrati anche preside e professori. Poco meno di duecento studenti vi hanno partecipato. Ma, a mio avviso – continua la rappresentante di istituto – la mobilitazione si era già esaurita con la settimana di autogestione, questa sì che ha prodotto risultati positivi. Abbiamo discusso circa l’abolizione degli sportelli didattici (sorta di lezioni di recupero), decisa dagli insegnanti per la mancanza di fondi, che noi studenti abbiamo sostituito con degli “autosportelli”, ossia i ragazzi del quinto hanno tenuto un vero e proprio “ripasso” ai più giovani su alcune materie; abbiamo svolto delle conferenze e spiegato che cosa è il decreto Aprea che noi contestiamo».
La settimana di autogestione è finita venerdì ma lunedì (o meglio: domenica notte) la scuola è stata rioccupata. La preside Maria Laura Morisani, intenzionata a riprendere la didattica a tutti i costi, ha riunito i rappresentanti dei genitori e poi, approfittando della fortuita apertura dei cancelli per consentire l’ingresso al carro funebre, ha ripreso possesso della scuola. Ieri, infine, dinanzi al nuovo tentativo di occupazione (ma stavolta erano poche decine di ragazzi), la dirigente scolastica ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine che, caso forse unico nel panorama delle scuole occupate a Roma, sono entrate identificando gli occupanti e consentendo la normale ripresa delle lezioni. Gli agenti sono rimasti alcune ore all’interno dell’istituto, fatto davvero anomalo nell’ambito delle proteste studentesche. Ma, come si è detto, nessuno ha protestato.
E, sempre in tema di mobilitazione degli studenti, ieri un migliaio di giovani delle scuole superiori, ai quali si sono uniti numerosi docenti, hanno sfilato in corteo a Viterbo per protestare contro il disegno di legge Aprea e contro il blocco dell’edilizia scolastica. Oggi è invece prevista l’iniziativa del Movimento Studentesco Nazionale che manifesterà in diverse province contro «questo governo, che nulla ha fatto per migliorare la scuola pubblica italiana». A Roma gli studenti si concentreranno alle 9,30 a piazza Mazzini, dalla quale partirà un corteo che attraverserà la città: «Scendiamo in piazza per testimoniare il nostro dissenso nei confronti di un governo tecnico che considera la scuola solo come un capitolo di bilancio, dimenticandosi delle grandi criticità da risolvere».