L’India rinvia la sentenza sui marò: schiaffo al governo italiano

Questo è il risultato della politica attendista e svogliata del governo italiano sui nostri marò, altro che prestigio internazionale. Ieri, a tre mesi dalla conclusione del dibattimento, la Corte Suprema indiana ha posticipato la sentenza sui ricorsi presentati dall’Italia sui due marò. Palazzo Chigi giudica la decisione incomprensibile. Invece è comprensibilissima: solo il Pdl in questi 300 giorni ha fatto sentire la sua voce per la liberazione dei nostri fucilieri di Marina accusati ingiustamente dell’omicidio di due pescatori, campagna portata avanti tra l’indifferenza quando non il fastidio del nostro governo tecnico in tutt’altre faccende affaccendato. E il risultato è un’ennesima umiliazione per l’Italia e la sua classe dirigente, che in dieci mesi non è stata capace di esigere da Nuova Delhi, con cui intratteniamo intensi rapporti commerciali e culturali, un chiarimento sulla sorte dei nostri marò impegnati in missione internazionale anti-pirateria. E ora arrivano le lacrime di coccodrillo nella nota, questa tempestiva, del governo: «Il governo italiano esprime forte delusione e profondo rammarico per il posticipo (…) della sentenza della Corte Suprema indiana sui ricorsi presentati dall’Italia in difesa della giurisdizione nazionale e della immunità funzionale dei due fucilieri della Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India da più di nove mesi». Prosegue Palazzo Chigi: «Il Governo italiano, forte delle proprie argomentazioni fondate sul diritto internazionale, ribadisce la propria ferma posizione a fronte delle procedure giudiziarie indiane. Posizione condivisa dalle istituzioni internazionali (…) preoccupate per le conseguenze negative che il mancato riconoscimento della giurisdizione dello Stato di invio dei militari avrebbe sull’impegno internazionale nella lotta contro la pirateria in alto mare e nelle missioni di pace all’estero. Il differimento della pronuncia della Corte Suprema non appare assolutamente comprensibile agli occhi delle istituzioni e dell’opinione pubblica italiane e provoca forte preoccupazione».