L’Imu piace solo a tecnici, Udc e Pd

Lunghe code agli sportelli e tanta rabbia: ieri è scaduto l’ultimo giorno per pagare l’Imu. Il saldo finale potrebbe portare alle casse dello Stato circa 15 miliardi che, sommati ai 9 miliardi incassati con l’acconto di giugno, garantirebbero un gettito complessivo di 23-24 miliardi di euro. Si potrebbero superare così i 21 miliardi preventivati nel decreto “Salva Italia”.

Il grande divario con gli italiani
Ma ancora una volta emerge il grande scollamento che c’è tra la gente e il governo tecnico, concentrato solo nel far quadrare i conti. L’ultima conferma è arrivata dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli: se ci fossero entrate superiori alle attese «potrebbe essere salutare per i nostri conti». Una frase infelice che ha subito provocato la risposta di Renato Brunetta: «Sconcertante dichiarazione del ministro Grilli, sul saldo Imu. In un momento di spaventosa recessione come quello attuale, aumentare la pressione fiscale senza considerarne gli effetti recessivi e finendo per avere un gettito superiore alle attese è da irresponsabili». Per il coordinatore dei dipartimenti del Pdl «altro che “salutare” per i conti pubblici: distrugge l’economia. Perché genera un avvitamento che comprime la crescita, riduce i consumi, blocca la produzione industriale e crea disoccupazione. Avremo pure i conti a posto, ma l’Italia sarà morta».

Berlusconi e la cancellazione dell’Imu
A rendere ancora più acceso il dibattito politico l’annuncio che Berlusconi ha dato in diretta a “Domenica Live”: «Se vinciamo cancelleremo l’Imu perché è una patrimoniale sulla prima casa. Sarà il secondo punto del nostro programma». L’obiettivo, più in generale, sarà «diminuire la pressione fiscale, speriamo di un punto all’anno», intervenendo «sugli sprechi e aiutando le imprese» così che «aumenti il Pil». Il Cavaliere ha anche aggiunto di avere già pronto un disegno di legge che ritroverà per altre strade «la stessa cifra» che l’Imu porta oggi all’Erario.

L’Imu piace a Udc-Pd
Una presa di posizione netta che ha riacceso le speranze di milioni di italiani ma che ha scatenato l’ira di Udc e Pd. Il primo a difendere l’odiosa tassa sulla prima casa è stato Pierferdinando Casini che rispondendo a Fabio Fazio su Raitre ha addossato le responsabilità dell’Imu al Cavaliere: «Se la gente sta pagando l’Imu, se è salassata la colpa è di chi quattro anni fa per pura scelta demagogica ha tolto l’Ici creando un buco nelle casse dello Stato, anche a rischio di non pagare gli stipendi pubblici, e Monti ha dovuto mettere una tassa che gli italiani stanno pagando con grande intelligenza, e noi stiamo ancora a parlare di Berlusconi». E come se ciò non bastasse ieri ha rincarato la dose Lorenzo Cesa: «Berlusconi si è permesso di dire che toglierà l’Imu e non ha detto come fare. È un’indecenza. Ricordo che ha vinto le scorse elezioni proponendo l’abolizione dell’Ici, mettendo in ginocchio i comuni italiani che non hanno i soldi per assicurare i servizi sociali alla gente. Se non vogliamo tornare al teatrino della politica non si può guardare al passato». E sulla stessa linea anche Davide Zoggia responsabile enti locali del Pd: «Nel delirio politico del suo intervento, una cosa utile Berlusconi l’ha fatta: ha contribuito a ricordare agli italiani che il pagamento dell’Imu è l’unica vera eredità del suo governo».

Polemiche strumentali
Parole in libertà che hanno subito provocato un tam tam di proteste nel centrodestra. Immediata la replica di Daniele Capezzone: «Le parole di Cesa mostrano il totale distacco dalla realtà dell’Udc e dei vecchi partiti, che ignorano la situazione reale del Paese. L’Imu sulla prima casa rende poco al bilancio dello Stato, ma, e qui sta il problema, sfascia i bilanci delle famiglie italiane, mandando in fumo le tredicesime, e affossando i consumi». Per il portavoce del Pdl «l’Udc vuole gli italiani in ginocchio per le tasse. Bene fa Silvio Berlusconi, invece, a tirare dritto e a sostenere la proposta di abolizione secca dell’Imu, a partire dalla prima casa: è una proposta praticabile e necessaria, che le famiglie italiane attendono». All’Udc con numeri alla mano ha risposto anche Brunetta: «Dire, come fa Casini, che l’abolizione dell’Ici nel 2008 ha portato il Paese sull’orlo del baratro e che per questo motivo a fine 2011 non si riuscivano a pagare gli stipendi pubblici è pura banalità disinformata non suffragata dai fatti». Brunetta ha anche ricordato la storia dell’Ici per rinfrescare la memoria ai vari Casini e Cesa. «Nasce – dice – come imposta straordinaria immobiliare (Isi) nel 1992 e viene trasformata in Ici (imposta comunale sugli immobili) nel 1993. La stessa viene tagliata da Prodi, con la Finanziaria del 2008, del 40 per cento. E viene infine abbattuta dal governo Berlusconi dell’ulteriore 60 per cento. Il costo di questo ultimo taglio è stato meno di 2 miliardi di euro all’anno, cifra tale da non mandare in rovina la nostra finanza pubblica e totalmente compensata ai Comuni. Infine, l’Imu di Berlusconi riguardava solo la seconda casa ed era concepita all’interno del federalismo fiscale, con gettito a totale beneficio dei Comuni, a partire dal 2013».

L’Imu vera patrimoniale
Brunetta ha anche spiegato che «l’Imu di Monti riguarda invece prima e seconda casa e si configura come una vera e propria patrimoniale, se si considera anche la rivalutazione degli estimi catastali e la sua incidenza nel calcolo dell’Isee dei nuclei familiari. Una cosa intollerabile per un Paese come l’Italia nel quale circa l’80 per cento delle famiglie, contrariamente agli altri Paesi europei, abita la casa di proprietà. Proprio per questo noi proponiamo che l’Imu debba considerarsi una tantum per l’emergenza, per poi diventare l’Imu federale (solo sulla seconda casa) così come era stata concepita dal governo Berlusconi». Gli ha fatto anche eco Elvira Savino della commissione Finanze della Camera: «Per uscire dalla recessione, una delle priorità che dovrà affrontare il nostro Paese nella prossima legislatura, sarà proprio quello di abbassare le tasse».