L’annus horribilis del povero untarello che sogna di fare il candidato premier

Il “povero untarello”, come l’ha definito Cicchitto, non ha esternato per caso quando ha criticato Berlusconi. Sono giorni che si parla di Corrado Passera come leader dell’armata brancaleone centrista, priva di una vera figura di riferimento. E lui, che sogna di fare il premier, ha colto la palla al balzo, cominciando a consumare le prime cartucce. Finora il ministro-banchiere – laureato (guarda caso) alla Bocconi – è stato il “tecnico” più in ombra e della sua azione governativa si ricorda ben poco. Tra lacrime, proteste e riforme contestate, hanno lasciato più tracce la Fornero e Patroni Griffi. Eccetto il viaggio a Pechino, dove ha presentato il progetto “Vini italiani in Cina”, prima dell’inutile decreto sviluppo – per mesi e mesi – Passera si è distinto solo per scivoloni verbali. Si interrogò sul perché la Fiat guadagnava in Brasile e non in Italia e venne sbeffeggiato da Marchionne («lì si hanno finanziamenti e agevolazioni fiscali, da noi no»). Fu protagonista di un grande annuncio, «dobbiamo portare il Paese al di là del guado», beccandosi gli sfottò del web e vignette in cui compariva nelle vesti di un novello Caronte, traghettatore delle anime. Poi, sempre a mo’ di comizio, sentenziò: «La crisi in Italia è vissuta da 28 milioni di persone, dobbiamo creare nuovi posti di lavoro». Di qualche giorno fa il risultato: mai, in Italia, ci sono stati tanti disoccupati, è stato battuto qualsiasi record negativo. Il massimo Passera l’ha raggiunto a giugno, quando giurò solennemente: «Non ci saranno altre tasse perché l’ammontare del peso fiscale è alto». Una barzelletta. Il “povero untarello” si accomodi, scenda pure in campo ma eviti di parlare degli altri. Perché poi rischia che si finisca col parlare di lui.