La luce in fondo al tunnel? Nel 2014…

La ripresa è ancora molto lontana. Dopo i dati del Censis, anche quelli diffusi dal Centro studi di Confindustria sono una prova del fallimento delle politiche economiche messe in atto da Monti. Numeri alla mano, le previsioni ottimistiche dei tecnici non avevano nessun fondamento. Per avere modesti spiragli di luce dobbiamo aspettare il 2014. La situazione che fotografa Confindustria è allarmante: la pressione fiscale è salita oltre al 53 per cento e i consumi sono calati ai livelli del dopoguerra. Gli analisti di viale dell’Astronomia rivedono la variazione del Pil per il 2012 prevedendo un calo del 2,1 per cento rispetto al precedente -2,4 per cento. Tuttavia, peggiora la stima per il 2013: la contrazione sarà dell’1,1 per cento anziché dal precedente -0,6. In questo modo si sposta, per l’ennesima volta, l’inizio del recupero al quarto trimestre 2013.

Slitta la ripresa
Dobbiamo quindi aspettare il 2014 per avere una “modesta” ripresa (+0,6 per cento). Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi osserva infatti che nel 2014 il Pil italiano tornerà positivo «ma non sarà vera ripresa.Qualche indicatore congiunturale sta girando in positivo ma siamo ancora lontani dal poter indicare un vero e proprio punto di svolta». Ma il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, non modifica le sue aspettative sulla ripresa: e ancora una volta si dice sicuro che ci sarà già l’anno prossimo. E lo slittamento al 2014 previsto da Confindustria? «Gli elementi che abbiamo oggi – dice il ministro – non sono belli ma non ci fanno ritenere che ci sarà un ritardo. Non ho elementi per cambiare le nostre previsioni». Eppure i dati parlano chiaro: la tanto auspicata ripresa è ancora molto lontana.

Troppe tasse
Innanzitutto a penalizzare le famiglie è il peso eccessivo che le tasse hanno sui risparmi. Il governo dei tecnici ha introdotto nuove imposte che da un lato hanno messo in ginocchio le famiglie e la loro capacità di spesa e dall’altro hanno completamente bloccato gli investimenti. Tra i dati pubblicati nello studio del Centro studi della Confindustria, quello che fa maggiormente paura è quello che riguarda appunto la pressione fiscale che, hanno spiegato gli analisti, «rimarrà prossima ai massimi storici e insostenibilmente elevata, specie quella effettiva: 53,9 per cento del Pil nel 2014 tolto il sommerso dal denominatore». In sostanza l’«Italia è ancora in recessione – si legge nel report – immersa in una profonda contrazione della domanda interna e della produzione».

Crollano i consumi e gli investimenti
Le ricadute del peso eccessivo delle tasse sono sotto gli occhi di tutti: i consumi delle famiglie crollano del 3,2 per cento quest’anno (il 3,6 pro capite), «il peggior risultato dal dopoguerra». La caduta proseguirà nel 2013 (-1,4 per cento), in peggioramento rispetto alla precedente stima (-1 per cento). Per una stabilizzazione dei consumi si dovrà attendere ancora una volta il 2014 (+0,3) anche se, come fanno notare da viale dell’Astronomia, per abitante arretrano ancora, «tornando poco sopra i valori del 1997». Non solo, la crisi spinge pesantemente all’ingiù anche gli investimenti che nel 2012 raggiungono -8,2 per cento cui seguirà un -1,8 per cento nel 2013. Dal 2007 ad oggi hanno lasciato sul terreno il 23,1 per cento in termini reali, toccando i minimi dal 1997. «È una seria ipoteca alle potenzialità di sviluppo futuro», si legge nel rapporto.

La manovra correttiva non serve
Ma c’è di più la «perdurante» stretta di credito alle imprese: è uno dei «venti contrari» alla ripresa come sottolineato ripetutamente da Confindustria che, nel rapporto presenta una simulazione secondo cui «se il credit crunch proseguisse, tagliando i prestiti alle imprese del 2,5 per cento, il gap finanziario salirebbe a 196 miliardi». Il divario andrebbe «coperto da 108 miliardi di nuovo capitale proprio e da 88 miliardi di obbligazioni e altre fonti (ipotizzando costante l’attuale composizione del passivo delle imprese)».
Luca Paolazzi, capo economista del Centro studi di Confindustria nel presentare il rapporto economico esclude «la necessità di una ulteriore manovra correttiva. Non vedo perché dovremmo essere così suicidi da farla. Nessuno ce lo chiede e, anzi, sconsigliamo di farla». Dal canto suo, anche il leader di Confindustria Giorgio Squinzi avverte: «Deve essere esclusa ogni nuova manovra per ridurre il deficit perché è stato raggiunto un pareggio di bilancio strutturale. Questo non vuol dire che si possa tornare ad allargare la spesa pubblica o ridurre le tasse senza copertura». Squinzi auspica che «nel medio-lungo termine la crisi politica venga superata con un governo stabile che uscirà dalle elezioni, capace di governare con l’accordo della propria base elettorale e… potremo vedere anche dei miglioramenti».
Il Paese, d’altra parte, ribadisce ancora, «tornerà a crescere se saprà creare le condizioni ideali per poter riprendere a investire e a fare occupazione».

L’appello al nuovo governo
E il lavoro, per il nuovo esecutivo, non manca: dalla madre di tutte le riforme come la semplificazione normativo burocratica alla riduzione del costo dell’energia, dalla ripresa degli investimenti per la ricerca ai nuovi investimenti per le infrastrutture. Temi, conclude, su cui «il governo si dovrà concentrare con molta determinazione», perché è da qui «che dipenderà la ripartenza». Con un occhio anche alla disoccupazione che nel rapporto è in aumento. Secondo le previsioni del Csc di Confindustria il tasso raggiungerà l’11,1 per cento a fine 2012 e il 12,2 per cento a fine 2013 per assestarsi intorno al 12,4 per cento nel 2014. Dati in crescita se si includono i lavoratori attualmente in Cig: il tasso di disoccupazione 2013 arriverà al 13,5 e al 13,6 per cento nel 2014.