La fine dei mondi? C’è già stata…

«Cuattro angioloni co le tromme in bocca/Se metteranno uno pe ccantone/A ssonà: poi co ttanto de voscione/Cominceranno a ddì: «Ffora a cchi ttocca/Allora vierà ssù una filastrocca/De schertri da la terra a ppecorone/Pe rripijjà ffigura de perzone/Come purcini attorno de la bbiocca/E sta bbiocca sarà Ddio bbenedetto/Che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera:/Una pe annà in cantina, una sur tetto./All’urtimo usscirà ‘na sonajjera/D’angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto,/Smorzeranno li lumi, e bbona sera». Giuseppe Gioacchino Belli, che ha scritto “Er giorno der giudizzio” nel 1831, non conosceva la profezia Maya che adesso è diventata l’ultimo tormentone del momento.
A ben vedere, la fine del mondo (o meglio dei mondi) già è in corso. La fine di mondi e modelli produttivi, economici, di Welfare, che toccano il nostro quotidiano.
Qualche previsione era stata azzardata, come quella di Francis Fukuyama nel 1992. Con il saggio “The End of History and the last man”, pubblicato in italiano come “La fine della storia e l’ultimo uomo”. Dopo la caduta del muro di Berlino si poteva consegnare il mondo alla civiltà, alla libertà e al progresso del mondo liberale. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, un concetto che è stato visto e rivisto. Come risulta difficile spiegare come la seconda economia del pianeta, destinata entro quattro anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale a diventare la prima, sia governata da un partito unico che per di più si rifà al pensiero comunista.
La fine dei mondi tocca tasti molto più concreti e quotidiani Non è un caso che la metafora della profezia sia stata citata anche da Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, Associazione nazionale costruttori edili. «Questa politica di rigore, folle nella sua applicazione, ci sta costringendo al massacro». Per Buzzetti è «una politica imposta a livello europeo e non possiamo andare avanti senza un cambiamento radicale, senza una politica fiscale ed economica comune in Europa». Per le imprese italiane «è giusta la previsione dei Maya. Loro hanno indovinato: entro il 21 dicembre potrebbero morire».
La tanto annunciata fine del mondo, al momento, più che una trovata da buontemponi sembra un’ottima occasione per cercare di far aumentare i consumi. Cosa c’è di meglio di una fine imminente per far venire voglia di indebitarsi ulteriormente? Una spada di Damocle contemporanea che aggiorna il motto mediceo all’insegna del «Doman non v’è certezza, chi vuol esser lieto sia…». Un concetto che, trasformato ai giorni nostri, si intende come una meravigliosa occasione per spendere di più, consumare di più, indebitarsi di più. Confidando nelle comode rate mensili. Con una sola controindicazione. Che le rate, dopo il 21 dicembre, andranno pagate lo stesso.