Il Cav va dalla D’Urso ed è subito crocifisso

I ricordi di mamma Rosa che diceva tanti rosari, la figlia Marina che «ha sofferto tanto» all’epoca dei festini, la conferma del fidanzamento con Francesca Pascale, l’aiuto economico offerto a Ruby, le «scuse» per le cene e quel «dopo il divorzio e la morte di mia sorella, mi sentivo solo». È finita sotto processo l’intervista a tutto tondo di Silvio Berlusconi che parla per più di un’ora a Domenica Live su Canale 5.
Complici le domande più da salotto di casa che da intervista politica, il Cavaliere si è confessato in pubblico. Ma il suo intervento ha suscitato polemiche a non finire.
L’ordine dei giornalisti se l’è presa con la D’Urso, “colpevole” di avere fatto quella che in gergo si definisce un’intervista-tappetino al leader del Pdl, nonché proprietario delle reti Mediaset , insomma un’intervista accomodante.

«Nel mio studio? Tutti, da Veltroni a Casini»
«Non sono stata accomodante», ha subito replicato la conduttrice. «Nel mio studio sono passati tanti politici: Veltroni, Pannella, Casini, neanche mi ricordo, e spero che tanti altri verranno. Io sono una donna normale e faccio parlare l’ospite».
«Di qualsiasi partito sia l’ospite gli lascio esprimere il suo pensiero», si è difesa. «L’ho fatto con Berlusconi come con gli altri. Vado sul personale, parlo anche della vita privata. L’ho pure invitato a chiedere scusa alle donne»….

«Se Bersani vuole venire, è benvenuto»
Barbara D’Urso ha negato di essere stata «controparte» o «complice» del cavaliere pur sottolineando la sua vicinanza: «Sono a Mediaset in esclusiva da 12 anni, dal ‘77 ho iniziato a lavorare con Berlusconi dando l’anima, vivo a Cologno Monzese dalle 9 alle 22, hanno voluto che facessi parte della famiglia. Conosco Marina e Piersilvio, gli altri figli no, una volta ho incontrato Veronica». Insomma, una di casa, non c’è niente di male. «Avevo invitato Renzi», racconta. «Prima ha detto sì e alla fine non è venuto: la porta è aperta. Se Bersani vuole venire…». Un’ora e venti? «Vedremo. Perché no?». L’intervista di Barbara D’Urso a Silvio Berlusconi, ha ottenuto 2.483.000 con il 15,06%di share e diventa subito l’occasione per riperticare le polemiche sul nodo della par condicio e sul conflitto di interessi. A tuonare, tra gli altri, Giorgio Merlo, vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai del Pd. «Puntuale come ad ogni inizio di campagna elettorale ieri su Canale 5 si nuovamente riaperto il caso dell’equilibrio e della parità di condizioni tra le varie parti politiche. Adesso l’Agcom non può voltarsi dall’altra parte», incita.
Ma «l’Agcom non si faccia intimidire dagli strepiti e dalle urla dei rappresentanti della sinistra», è l’invito di Lainati, il vicepresidente della Commissione di Vigilanza del Pdl.

«E quando è il Pd a monopolizzare la tv?»
«Fino a poche settimane fa, il segretario del Pd Bersani ha imperversato quotidianamente, per ore e ore, insieme a Renzi o da solo, in tutti i talk show del servizio pubblico e nei canali privati. Nessuno di noi -afferma Lainati in una nota- ha chiesto l’intervento dell’Agcom per mettere i paletti a quella che comunque la si voglia chiamare è stata una campagna elettorale di una sola forza politica, di una sola coalizione politica».
«Ci vuole dunque la faccia tosta di Merlo, Vita e Giulietti per mettere in atto questa sceneggiata contro la partecipazione del Presidente Berlusconi a un programma di Canale 5. I signori della sinistra, dopo averlo ignorato per un anno, ricominciano a contestare la sua presenza in tv, ripetendo le stesse dichiarazioni fotocopia del 2008, del 2006 e del 2001».
Orami nessuno crede più alla favola che le sorti elettorali siano direttamente proporzionali alla frequenza delle apparizioni tv. Detto questo, non si può negare che quando un evento politico calamita l’interesse generale, i media non si girano dall’altra parte, solitamente. Durante le primarie del centrosinistra per due settimane, e non per un’ora e dieci, i cinque candidati spuntavano in tv nei contenitori più improbabili, addirittura nei talk show sportivi, come a Domenica Sprint, che ospitò Bersani e Renzi, suscitando le ire funeste degli altri tre esclusi. Nessuno si scandalizzò nel veder discettare di pallone i candidati del Pd. Allora nessuno parlò di una violazione della par condicio, visto che in quelle settimane di Berlusconi e del Pdl nessuno parlava e su tutte le tv imperversavao solo loro.
In quei giorni il Pd e i “magnifici 5” hanno goduto di un’ esposizione mediatica che senza le primarie non si sarebbero mai sognati di avere. Per settimane non s’è parlato d’altro, tutti gli altri esponenti degli altri partiti, praticamente spariti. Curiosa logica: si tace quando la sinistra monopolizza la tv pubblica, che è di tutti. Ci si scandalizza quando Berlusconi va in tv su una sua rete. Vorrebbero un’occuazione totale?

Nessuna protesta per le “lacrime” di Bersani
Un incubo quei giorni di dicembre accendere la tv: campagne elettorali dei vari contendenti, talk show sui loro scontri diretti, o tutti insieme, come ha fatto Sky Tg24, o a coppie, sondaggi su chi ne fosse uscito meglio, dibattiti sui sondaggi, dirette diurne e notturne nel giorno della prima tornata, dibattiti sui risultati, big match televisivo tra i due arrivati al ballottaggio, altre diurne e notturne sulla tornata decisiva, proclamazione del vincitore, dichiarazioni del vincitore, garrule ammissioni dello sconfitto e “lacrime” di Bersani alla vista in video della sia mamma. Tanto basta a far apparire ridicola ogni altra considerazione sull’intervista della D’Urso. Da pochi giorni sappiamo che andremo a votare molto presto, a febbraio. Da pochi giorni il Cav si è ripreso la scena politica lanciando un assist al premier Monti da cui attende risposta per valutare un suo ritorno in prima linea. Gli elementi di interesse politico ci sono tutti per un’intervista. Come farà da Vespa questa sera alle 23, 20 ospite di “Porta a Porta”.