Idee chiare: chi è l’amico e chi il nemico

Carl Schmitt aveva un’idea chiara e semplice della politica. Semplice non è semplicista. Le cose vere sono semplici. Le cose semplici funzionano meglio. Il centrodestra italiano – anche se Schmitt è considerato un autore “di destra” – è quanto di più lontano ci sia dalla politica schmittiana. E anche dalle cose semplici. Il concetto base espresso dal politologo tedesco è che in politica esiste sempre un “nemico” e un “amico”: il nemico è chi si frappone tra me e il raggiungimento del mio obiettivo; l’amico è quello che mi aiuta nel raggiungimento del mio obiettivo. Quando questo concetto si applica su un livello di puro personalismo – per carenze culturali o morali – ne scaturisce il tutti contro tutti, perché ognuno vuole buttarsi avanti e prevalere sugli altri. Così si perde di vista l’obiettivo ultimo, che è quello di non far vincere l’altra parte. Ci si ammazza l’un l’altro e quando alla fine arriva l’esercito nemico vince anche senza combattere. E siccome per ignoranza e personalismo si pensa che l’amico sia quello che te la dà vinta – e non quello che ti aiuta a vincere – ci si circonda di idioti, di giullari e cortigiani. Il nemico – l’avversario, diciamo, restando alla civiltà del confronto politico – per noi dovrebbe essere la sinistra. Il primo punto sarebbe che le elezioni non deve vincerle Bersani. La logica casiniana – o casinista – per cui è meglio farsi governare da Vendola che da uno che puzzi di berlusconiano è folle. Come è folle – nell’ottica che vincere è meglio che non vincere – non fare liste con persone esperte, competenti e con un valore aggiunto politico, piuttosto che fare esperimenti genetici pescando gente strana da contesti avulsi. E, diciamocelo francamente, se uno è onesto o meno si sa da prima di metterlo in lista. Anche il “merito” non è un concetto complicato. Aver dedicato una vita alla passione politica, non aver mai rubato e magari avere pure un seguito elettorale, sembrerebbero criteri abbastanza semplici. Ma in un Paese normale, ovviamente.