I tecnici ci tolgono anche i regali di Natale

Natale magro per gli italiani. Tra un paio di settimane arrivano le tredicesime, ma sono già in gran parte ipotecate, quindi c’é poco da scialare. I mutui, qualche debito da pagare e soprattutto l’Imu, il cui saldo è in scadenza per il 17 dicembre, bastano da soli per lasciare il malcapitato contribuente italiano di nuovo a secco. E ne risentiranno le spese per le feste. Confesercenti, assieme a Swg, fa qualche conto e sottolinea che complessivamente gli italiani spenderanno il 3 per cento in meno rispetto allo scorso anno: allora diedero fondo a 38 miliardi, quest’anno si fermeranno a 36,8. Secondo il sondaggio sulle spese di Natale per i regali, quasi sette italiani su dieci (il 68 per cento) punteranno a risparmiare, spendendo meno dell’anno scorso. Il resto fa parte di quella percentuale di persone che non ha problemi. Aumenta il numero di chi non si fa illusioni: per 19 milioni di connazionali, infatti, questo sarà il peggior Natale dal 2010 (si sale dal 25 per cento del 2011 al 38 per cento di quest’anno). Ma cresce anche la speranza: il 54 per cento degli intervistati (era il 51 nel 2011) si affida a questo sentimento per il Natale e per contrastare «gli incubi» della crisi e del futuro.
Le tredicesime vengono utilizzate per fare fronte a spese improrogabili e per ripristinare il risparmio eroso dalla crisi, quindi una quota molto minore va alle spese voluttuarie. Quanto? Due miliardi in meno, con i regali che vengono decurtati di circa 700 milioni. E chi non ha la tredicesima cosa fa? Si indebita ancora di più, e sono milioni gli italiani che si trovano in queste condizioni. Lo scorso anno il 23 per cento degli intervistati dichiarava che nella propria famiglia nessuno percepiva la tredicesima, quest’anno la percentuale sale al 28 per cento. Il lavoro precario, i contratti a termine e a progetto, la difficoltà assoluta a trovare un’occupazione, presentano il conto e si ripercuotono anche sulle spese per le festività. Gli italiani tirano la cinghia e ne risentono i consumi, la produzione e lo sviluppo del Paese.
Girano meno soldi, i redditi sono ormai al palo e l’aumento del prelievo fiscale crea delle situazioni di difficoltà che coinvolgono milioni di famiglie. Dal 2010 al 2012 è salito di 8 punti il numero di coloro che arrivano con il proprio reddito solo alla terza settimana del mese (dal 20 al 28 per cento); crescono invece di 5 punti coloro che arrancano fino alla seconda (dall’8 al 13 per cento), mentre cala la percentuale di coloro che ce la fanno fino alla fine del mese (dal 72 al 59 per cento). La conseguenza sono i sacrifici: se il 68 per cento degli intervistati spenderà meno dello scorso anno, il 26 per cento punterà a un risparmio del 50, mentre solo il 2 per cento segnala di voler aumentare le spese.
Conseguenza di questa diminuita propensione a spendere sono meno regali sotto l’albero. Gli acquisti sono attesi in calo del 14 per cento e a rimetterci, per la spending review natalizia, saranno soprattutto parenti e amici. Per loro meno “pensierini” e di minor valore. La crisi e la minore disponibilità economica aguzzano l’ingegno: aumenta la voglia di leggere e i libri passano dal 51 al 55 per cento negli acquisti di Natale. Poi ci sono i prodotti alimentari, che gli italiani continuano a comprare. L’82 per cento degli intervistati dall’Swg dice di volersi indirizzare verso questo tipo di regalo, contro l’83 per cento dello scorso anno. Perdono terreno, invece, i giocattoli, scelti quest’anno dal 45 per cento delle persone, contro il 49 del 2011, e i gioielli, giù di una percentuale compresa tra il 10 e il 7 per cento. Resiste l’hi-tech. Il 27 per cento regalerà o acquisterà prodotti di questo tipo, una quota inferiore solo di un punto percentuale rispetto al 2011 (28 per cento).
Si rinuncia a tutto, ma non al cenone che magari diventa più parco e privilegia prodotti di maggior costo. Secondo la Coldiretti sulle tavole degli italiani verrà stappato il 24 per cento in meno di bottiglie di champagne, mentre caviale e frutta esotica segneranno un calo del 12 per cento. Per contro aumenta il consumo di prodotti nazionali, soprattutto a “km 0”. In tutto 197 euro a famiglia per imbandire le tavole delle feste, con alimentari e bevande che sono l’unica voce che, anche con gli scenari di crisi, tiene. Ma la parola d’ordine è risparmiare. Per questo già 3 milioni di italiani si sono messi a caccia di offerte sul web. Secondo un’indagine di “Tam Tam Offerte” sarebbero già 2,8 milioni i prodotti cliccati online e oltre mezzo milione le ricerche effettuate per un totale di 280mila volantini visualizzati.
E anche qui prevale l’austerity e resiste il regalo utile e di qualità che, in 7 casi su 10, è declinato in chiave gastronomica. Secondo la Confederazione italiana agricoltori il 69 per cento degli italiani opterà per doni da tavola a parenti e amici, con una spesa complessiva compresa tra i 65 e i 700 milioni di euro. Ma niente mode esterofle. Tre italiani su quattro intendono acquistare prodotti rigorosamente made in Italy, con lo spumante al posto dello champagne e la frutta di produzione nazionale al posto di quella esotica. Carne e vini italiani, pasta fresca all’uovo, formaggi, frutta e verdura di stagione con le immancabili arance clementine e castagne a farla da padrone. Nelle liste della spesa anche i classici dolci delle feste: panettone, pandoro, torroni e praline di cioccolato.
Intanto in questi giorni a turbare i sonni degli italiani c’è l’Imu. Per pagare l’acconto di giugno gli italiani hanno sborsato circa 9 miliardi, per il saldo, invece, ne dovranno tirare fuori 14. Tutta colpa delle decisioni dei sindaci che hanno messo mano alle aliquote. Quasi tutte le città hanno alzato ‘l’asticela del prelievo portandola ben al di sopra dello 0,4 per cento previsto per abitazione principale e dello 0,76 che interessa tutti gli altri immobili. Una tassa, l’Imu, che spaventa sempre di più gli italiani e lo dimostra il crollo delle compravendite immobiliari dei primi nove mesi dell’anno. A spaventare è la crisi, ma anche il prelievo fiscale sugli immobili. Secondo l’Ance gli acquisti di case sono diminuiti quest’anno del 23,9 per cento, colpa dell’Imu ma anche dei mutui che vengono erogati dalle banche sempre con maggiore difficoltà.