«Ha vinto la sinistra, il Pdl può batterla»

Era atteso come uno spartiacque il ballottaggio tra Renzi e Bersani per modulare nuove strategie nel Pdl, a partire dallo scioglimento del nodo delle primarie. La vittoria di Bersani – lo stesso Berlusconi non l’ha mai nascosto– chiama in causa specularmente una presenza in campo del Cavaliere. Non solo, ma dalla vittoria del leader del Pd, rileva Altero Matteoli, «emerge con nettezza che l’asse della coalizione si sia spostato ancor più a sinistra e che il condizionamento del partito di Vendola sarà pesantissimo. A maggior ragione il Pdl ha il dovere di restare unito e di mettere subito in piedi una credibile alternativa per il governo del Paese. Non c’è più neppure un giorno da perdere». Uniti e senza “spacchettamenti” che, come ha detto Afano costringerebbero il partito «all’irrilevanza». L’asse Bersani-Vendola che esce rafforzato dalle primarie del centrosinistra impone una strategia immediata. rileva il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto: «Tutti noi, Casini, Montezemolo, al fondo lo stesso Monti, dobbiamo fare i conti con il fatto che, in assenza di un colpo d’ala, quella che rimane una agguerrita minoranza espressa dalla combinazione fra la sinistra storica e la sinistra più radicale è alla vigilia di poter conquistare la maggioranza e il governo». L’unica via è «che si ricostruisca un’ alternativa nella quale convergano sia le forze tradizionali del centrodestra sia quelle di centro».
L’unità del partito non è stata mai messa in dubbio da Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, chiarisce che questa valutazione «è valida a prescindere dalla vittoria di Bersani. Da sempre avvaloro l’idea di un partito unito, anche cambiando nome, proteso verso il futuro, attraverso lo strumento delle primarie, come deciso ad ottobre da tutti. Da allora ci sono stati ripensamenti, tentennamenti. Ribadisco l’idea di un partito articolato, con varie anime, di cui il segretario Alfano mi sembra possa costituire un’ottima sintesi». C’è un elemento che potrebbe giocarci a sfavore più ancora dell’ipotesi “spezzatino”, «ed è l’indecisione», spiega Gasparri, che rileva che «coloro che dovrebbero sostituirci nell’area moderata, cioè l’Udc e il partito di Montezemolo, non mi pare abbiano lo spazio che ha attualmente il Pdl, che, secondo un sondaggio fatto fare dal Tg di La7, ha il 15%, che non è esaltante, ma è una base dalla quale risalire. Ora attendiamo fatti, naturalmente, e conseguenze organizzative e politiche, visto che i tempi non sono ampi: sono certamente per l’election day a febbraio, ma certo non ci possiamo arrivare tra mille indecisioni…».
Paradossalmente «la vittoria di Bersani ci facilita il compito», sostiene invece Gianfranco Rotondi. «Renzi candidato premier sarebbe stato un rovina perché incarnava suggestioni di centrodestra e istanze di sinistra», spiega. «Ora il nostro compito è sfidare Bersani subito, senza rincorrere la nuova legge elettorale. “Spacchettare” ora quando il “pacco” non è così ampio non mi pare vantaggioso. Aggregare nuove liste, questo sì, Pdl, Casini, Montezemolo, considerando il fatto che nel Paese un elettore su due si dichiara di centrodestra e raggiungere il 50% non è proibitivo», fa i conti Rotondi. Sull’ipotesi di una lista nuova, la tanto evocata “cosa azzurra” è netto: aggregare liste sì, ma farne nascere nuove con procreazione assistita mi sembra troppo….». Rotondi sulle primarie è un po’ “freddo” e invita i suoi a non commettere l’errore di farne un elemento di divisione: «Separare l’immagine di Alfano da quella di Berlusconi sarebbe sbagliato. Se subentra il virus della divisione la partita è persa: penso che il Cavaliere e Alfano insieme costituiscano un ticket imbattibile».
Rifiuta che l’agenda del Pdl possa essere una conseguenza dell’esito delle primarie del centrosinistra il senatore Andrea Augello, che trova irrealistici «certi sillogismi». Il sillogismo lo aveva messo in campo il Corriere della Sera, tra gli altri, sostenendo in un articolo che “L’effetto Bersani allontana il passo indietro di Berlusconi”. «Dobbiamo ragionare su ben altro», incita il parlamentare del Pdl. «Sul fatto che il centrodestrasia stato compresso al 15% e che dunque è necessaria una ricostruzione complessiva e una nuova offerta politica». L’unità del Pdl è sempre stata una sua stella polare: «Non ho mai pensato che applicando un concetto che funziona nelle S.p.A. si potesse migliorare l’offerta politica: “spacchettare” – spiega – significherebbe rinunciare a una polarità che ora ancora c’è. Destrutturare questa polarità significa ignorare elementi costitutivi delle scelte politiche ed è un’idea che ci porterebbe al passato e non al futuro».
In attesa della convocazione dell’Ufficio di presidenza, anche le primarie restano sospese. «Sono un giallo natalizio», scherza ma non troppo Augello, che a proposito del faccia a faccia tra Berlusconi e Alfano nel week end rileva che «il segretario è attualmente l’unico in grado di rappresentare una volontà dialogante con la leadership di Berlusconi». Uniti, dunque, ma anche veloci nelle scelte, auspica Augello, che definisce «pericoloso» questo stato di indeterminatezza prolungato: Berlusconi deve capire che allo sgomento di queste ore potrebbe subentrare anche il disinteresse degli elettori».
Altrettanto “severo” Maurizio Bianconi che alla luce della vittoria dell’asse Bersani-Vendola considera «irresponsabile e penalizzante» l’ipotesi dello “spacchettamento” del partito. «Oltretutto un’ipotesi che comunica sfiducia agli elettori, la paura di non poter vincere». Bianconi tiene a ricordare a chi parla di divisioni «che l’unità del centrodestra nel Pdl la vollero prima di tutto gli elettori». Detto questo, fa un appello alla responsabilità di tutti a non dividersi e di decidere presto il da farsi: «Mancano due mesi alle elezioni, se si farà l’election day. Noi siamo reduci da due errori: l’aver appoggiato la politica economica dell’ultimo Tremonti e, successivamente, quella antinazionale del governo Monti. I nostri elettori attendono ora una chiara virata da parte nostra e sarebbe un’illusione credere che aspetteranno ancora a lungo le nostre decisioni». La prima cosa da fare, «così come ha fatto Bersani rivendicando alla sinistra la legittimità a governare. così dobbiamo con orgoglio rivendicare un grande partito di centrodestra», sostiene Bianconi. Con o senza i centristi di Casini e Montezemolo è da vedere, spiega il parlamentare: «Se Casini dice che bisogna andare avanti con l’agenda Monti, allora non ci siamo. Noi ci rivolgiamo a un elettorato moderato che non ne può più di scelte economiche dettate dalla finanza internazionale e che vuole rimettere mano alle riforme di Monti».