E ora la sinistra teme il fattore “Araba fenice”

In politica trenta giorni possono sembrare cento, si può dire tutto e il contrario di tutto tanto nessuno se ne accorge, specie se si gode di un’informazione “amica”. Un mese fa, o giù di lì, l’inquilino del Colle lanciò un monito: «La campagna elettorale non deve stremare il Paese, va individuato un limite oltre il quale la discordia dei partiti non possa spingersi». L’appello fu accolto dal centrosinistra con il solito frasario, «parole sagge», «un insegnamento», «una lezione da non dimenticare», forse perché a lanciarlo era stato Napolitano. Nessuno – giuravano nel Pd – avrebbe mai condotto una campagna d’odio, cadendo negli errori del passato. In un mese è cambiato tutto. Non appena a sinistra hanno sentito l’odore del voto, sono state richiamate le truppe d’assalto, con un accerchiamento dall’estero, dal mondo dello spettacolo e dal mondo dell’informazione quasi senza precedenti. L’idolatria nei confronti del capo dello Stato è durata fino a quando non è stato necessario schierare il plotone di esecuzione per “giustiziare” il Cav (colpisci lui per colpire tutto il centrodestra), con i fucili puntati dalla Germania – Merkel e Schulz in testa – dalla Francia, col socialista Hollande, dai vip o presunti tali (Battiato, Fazio, Littizzetto, Benigni, Crozza), dagli opinionisti tv, dai ministri tecnici falsamente super partes (Passera in primis), dagli editorialisti dei “grandi” giornali, dalle lobby, dall’alta finanza. Tutti insieme appassionatamente. Con un imprevisto: il centrodestra, proprio nel momento in cui sembrava privo di capacità di reazione, ha cominciato a riemergere dalle (presunte) ceneri. Il Pd e i centristi non avevano considerato il “fattore Araba fenice”. Mancano due mesi dalle elezioni e in politica – come detto – due mesi sono un’eternità. Non solo per la sinistra. Anche per l’Araba fenice.