Duro colpo all’Italia dei carini

Nel meteorismo delle mode, che ormai trascina con sé anche la politica, Renzi è già simbolo di un’epoca. Che non è detto – malgrado le sue dichiarazioni di voler tornare “solo” sindaco di Firenze – che sia finita. Bersani sarebbe uno sprovveduto se permettesse a un avversario da 40% di correre libero (e giovane) per le praterie politiche del prossimo decennio, pronto a riapparirgli alle spalle in un momento migliore. Ma sembra già avviarsi al tramonto l’epoca dei bei faccini. Sorrisi, battute, pensiero leggero, soluzioni per tutti e radioso ottimismo. Proprio quello che ci vuole in tempi di crisi. Ma la maggioranza degli elettori del Pd non la pensa così. Ha prevalso la saggezza popolare: chi lascia la via vecchia per la nuova… Eppure tutti giuravano che l’effetto Renzi avrebbe esondato, contagiando la Penisola. E non solo con l’Italia dei Carini di Crozza-Montezemolo, ma anche con ipotetici listoni di ganze e cachemirini che avrebbero dato una sferzata al Belpaese con il loro tocco lieve. Proprio quello che ci vuole per una nazione che attraversa una crisi strutturale. La soluzione più a portata di mano infatti, è sempre radere tutto al suolo e ricostruire con materiali nuovi. Così, nell’era moderna, sono stati abbattuti palazzi storici sostituiti con edifici moderni che sono crollati alla prima scossa di terremoto. Poi però i costruttori sono sempre gli stessi. La rottamazione ha già dato i suoi risultati: via i politici (anche quelli di 26 anni) e al governo vecchi baroni universitari, banchieri e burocratosauri. Niente male come rinnovamento. Eppure, i partiti funzionavano. E, a giudicare dal risultato di Bersani, da qualche parte ancora funzionano.